Voto

8

Daphne ruba, per lo più cellulari, ma per l’inesperienza della ladruncola alle prime armi viene presto colta in flagrante e portata in un carcere minorile. Proprio partendo da qui, dal contesto della prigione, Claudio Giovannesi confeziona un piccolo gioiello, una pellicola preziosa dal romanticismo sottile. 

Nella prima parte Fiore è una romantica storia d’amore tra le sbarre: giocando con la scenografia, il regista fa scivolare attraverso i freddi spazi di un carcere minorile quei sentimenti dirompenti tipici dell’adolescenza, inibiti dal contesto ma altrettanto irrinunciabili. Nella seconda parte, invece, il film si apre per abbracciare i coprotagonisti, nella fattispecie il padre di Daphne (Valerio Mastroianni); e qui il giovane regista evita con abilità la stucchevole trappola del melodramma più banalizzato, regalando a ciascuno dei suoi personaggi il privilegio della complessità.

Il vantaggio di Fiore rispetto ad altre pellicole del genere è la capacità del regista di coordinare ciascuno degli elementi filmici: il prodotto finito è di una genuina armonia che cattura lo spettatore fino alla fine.

Andrea Passoni