Voto

6

Colline del Conegliano Valdobbiadene, le colline del Prosecco. Riprese aeree di droni che fanno godere lo spettatore di questo patrimonio mozzafiato creano una cornice estetica idilliaca in cui si inserisce, per contrasto, la vicenda noir della trama. Nel tentativo di portare fuori dalla televisione il genere giallo, però, Antonio Padovan finisce per portare al cinema gli stilemi del piccolo schermo, soffocando il potenziale respiro della sua pellicola: riprese in stile Valleverde, trama prevedibile e personaggi-macchiette.

Secondo uno stilema tipico del giallo, si conosce la vittima ma non il carnefice né il movente. L’ispettore Stucky (Giuseppe Battiston), da poco promosso, deve risolvere un caso che agli occhi dello spettatore risulta scontato e poco credibile. Eppure ci si lascia trasportare dalle oscure vicende che animano un paese altrimenti insignificante, da una suspense semplice ma efficace, dalle macchiette buffe a cui ci si affeziona (in particolare al matto del paese interpretato da Teco Celio), dal gusto per un grottesco deformante senza pretese di verosimiglianza ma solo di leggero umorismo, che trasforma i produttori del prosecco in una sorta di loggia massonica.

Ma la realtà non è così distante dal film, e la denuncia del regista, sebbene appena abbozzata e un po’ maldestra, invita alla protezione di un territorio che rischia di scomparire se sottoposto a uno sfruttamento privo di scrupoli.

Benedetta Pini