Dopo l’edizione digitale dell’anno scorso, che ha dimostrato la possibilità di poter organizzare un festival online senza perdere la qualità della proposta, il FilmMaker Festival torna nelle sale milanesi, all’interno di spazi che dalla fondazione nel 1980 a oggi sono progressivamente cambiati assecondando l’evoluzione culturale della città. Da questa manifestazione, infatti, sono emersi autori che negli anni Ottanta e Novanta hanno sfidato la produzione nazionale con l’intenzione di distaccarsi dal monopolio e dal sistema di Roma, come Enrico Ghezzi con Provvisorio quasi amore (1988) – film importantissimo per la nascita di Fuori Orario. Insomma, FilmMaker è un contenitore di film ricercati e altrimenti invisibili, ma anche uno spazio di sperimentazione cinematografica da parte delle nuove correnti generazionali. Uno spirito innovativo che riguarda la selezione dei film e anche la giuria, composta da elementi in equilibrio tra sguardo accademico e visione artistica: quest’anno la sezione Prospettive, dedicata alle opere sperimentali prodotte nel nostro paese, viene affidata al docente e studioso Lorenzo Donghi, Francesca Bonfanti, responsabile della comunicazione di Orvieto Cinema Fest, e Perla Sardella, regista rivelazione della passata edizione con Le grand viveur (2020).  

La struttura generale del festival, pur rimanendo sostanzialmente immutata, ha subito le ingerenze della pandemia: oltre a mancare del tutto le sezioni Fuori Formato e FilmMakers Modern, i titoli internazionali Fuori Concorso sono ridotti. Al contempo, però, nascono nuovi spazi: l’omaggio ad Amos Vogel ed Europa 2021, sezione che riflette sul 2021 come anno simbolo per il mondo post pandemia e la ricorrenza di anniversari cruciali, attraverso un percorso di opere recenti di registi italiani, come Fabrizio Ferraro (Recovery Found), Lech Kowalski (Pas de porte), Tonino de Bernardi (Il battello ebbro) e Motus (EVERYTHING BURNS_TRACES). A guidarci nell’opera di Amos Vogel è invece Tommaso Isabella, a partire da Il cinema come arte sovversiva (1974), film che influenzò un’intera generazione di artisti, programmatori e curatori artistici. Verranno proiettate opere di artisti la cui arte venne intesa come politicamente rilevante scatenando discussioni che trovarono, sia dentro che fuori alla comunità artistica, ampia risonanza. Tra i tanti, vale la pena citare: Maya Deren (The Very Eye of the Night, 1959), Peter Weiss (Study n. II: Hallucinations, 1952), Kenneth Anger (Fireworks, 1942), Georges Franju (Le sang des Bêtes, 1949), Stan Brakhage (Scenes from Under Childhood Section #1, 1962) e Carmelo Bene (Capricci, 1969).

La sezione Concorso mette in evidenzia una riflessione globale sul tempo e la sua relazione con l’origine delle cose in una dimensione allo stesso tempo realistica e meta-cinematografica. Shengze Zhu in A River Runs, Turns, Erases, Replaces cattura scene di vita quotidiana provenienti dalla metropoli di Wuhan sospesa nel limbo tra pre e post pandemia. Con Train Again, Peter Tscherkassky mette in discussione la prassi cinematografica scombinando la rappresentazione del treno nella storia del cinema attraverso un rapporto organico con i materiali analizzati. L’origine può essere anche intellettuale come dimostra il documentario fluviale, di derivazione wisemaniana, di Maria Speth, Mr. Bachmann and His Class, che segue la vita quotidiana di un maestro e della sua classe cercando di mettere a nudo i meccanismi dell’apprendimento.

Nel Concorso di quest’anno troviamo anche alcune opere italiane degne di nota, come The Kennel di Demetrio Giacomelli e The Walk di Giovanni Maderna, opere rappresentative di un momento florido del nostro cinema, come anche Atlantide di Yuri Ancarani e L’età dell’innocenza di Enrico Maisto, rispettivamente film di apertura e di chiusura del FilmMaker. Il primo unisce documentario e finzione nel descrivere la gioventù veneta che vede nei barchini un mezzo di espressione e libertà. Il secondo prosegue la riflessione presente ne La Convocazione (2018), seguendo ancora una volta Anna Conforti nel suo ultimo giorno come giudice alla Corte di Assise di Milano. E poi Il buco – Visioni espanse con la presenza in sala del regista e accompagnato da materiali inediti in una versione estesa. Infine, uno scorcio sui nuovi progetti di Franco Maresco, di cui verranno mostrati materiali di montaggio inediti di due film a cui sta lavorando il regista siciliano, dedicati rispettivamente al musicista jazz Joe Lovano e al critico cinematografico Goffredo Fofi. L’incontro col regista sarà presenziato anche dallo storico curatore di Fuori Orario Fulvio Baglivi.

Davide Rui