Il Natale è ormai una formula consolidata e prevedibile di cinepanettoni e romcom natalizie che vengono scongelati insieme a Michael Bublè, Mariah Carey e la prozia boomer dalle domande scomode. Buonismo artificiale, regali controvoglia e quell’improvviso slancio a ricomparire in gruppi Whatsapp che ghostiamo da mesi. Ecco, per ovviare a tutto questo, abbiamo preparato una lista di film che prendono tutto l’armamentario retorico associato al Natale e lo smontano, lo ribaltano, lo ridicolizzano.

Film diversi dai soliti classici di Natale ma ambientati in questo periodo dell’anno o incentrati sui valori fondanti di questa festività – o sul loro rovesciamento -, da godervi sul divano sotto la copertina con tisana alla mano. Vi lasciamo tutte le informazioni necessarie per scegliere il titolo più adatto voi; alcuni sicuramente li conoscete già, ma altrettanto sicuramente non vi sarebbe mai venuto in mente di guardarli proprio in questi giorni.

Il Buco, Galder Gaztelu-Urrutia, Spagna, 2019: una critica agli eccessi e alle disparità del capitalismo

Una metafora delle storture della nostra società, in particolare degli abusi e sprechi di cibo da parte del cosiddetto “primo mondo” che durante il periodo natalizio si fanno ancora più evidenti, mostrando l’enorme disparità globale per quanto riguarda l’accesso alle risorse. La prima immagine che ci viene in mente quando pensiamo al Natale è infatti quella di una tavola imbandita con quante più pietanze possibili, attorno a cui le famiglie si riuniscono per condividere un presunto momento di gioia. Ma è davvero necessaria tutta quella abbondanza per rendere questo giorno felice? Il Buco parte proprio da questa retorica natalizia di condivisione per ribaltata, svelando l’individualismo sfrenato soggiacente e proponendo un’utopica solidarietà tra le classi che sembra impossibile da realizzare nel mondo in cui viviamo. 

“Il Buco” è disponibile in streaming su Netflix qui.

Tornando a casa per Natale, Vanessa Parise, Norvegia/Svezia/Germania, 2010

Il Natale finisce sempre con l’imporre una sorta di gerarchia della felicità, escludendo quelle famiglie, coppie e relazioni in generale che non rispondono alle aspettative della nostra società. Questo film mette al centro proprio queste dinamiche: un padre costretto a travestirsi da Babbo Natale pur di incontrare i figli che vivono con la ex moglie: un ragazzino che finge di non festeggiare il Natale nella sua famiglia per poter trascorrere la serata con una sua compagna di scuola di fede musulmana, nonostante lo aspettino tutti intorno a un tavolo imbandito; l’amante di un uomo sposato costretta a trascorrere da sola, in lacrime il giorno di Natale, sentendosi sola perché, in quel giorno, ci si aspetta, per tradizione e convenzione, di passarlo in compagnia, rendendosi conto che lui non lascerà mai la moglie per lei; un bambino nasce da un padre serbo e una mare albanese dal passato complesso, che si ritrovano a vivere in una casa senza alcun tipo di agio e nascosti dalle rispettive famiglie. Solo sul finire del film si comprende il reale significato del titolo: “Tornando a casa per Natale” è la scritta che compare vicino a un senzatetto trovato senza vita, che si scopre essere stato un calciatore famoso caduto in rovina e abbandonatosi all’alcolismo.

“Tornando a casa per Natale” è disponibile in streaming su Infinity TV qui.

Ragazze interrotte, James Mangold, USA, 1999: storie di coming-of-age, problemi di salute mentale e famiglie disfunzionali

Film simbolo di fine anni Novanta interpretato da due giovanissime Winona Ryder e Angelina Jolie (che grazie a questo film vinse l’Oscar come Miglior attrice non protagonista), Ragazze Interrotte prende tutti quei valori normalizzati legati al natale e li smonta, uscendo da dettami sociali e norme per entrare nella clinica psichiatrica Claymoore. Sociopatia, disturbo borderline, ossessione compulsiva, mitomania rendono le protagoniste delle emarginate, soprattutto nella società di fine anni ’60, incapaci di esprimere le proprie emozioni, di trovare loro stesse e il loro posto nel mondo.

“Ragazze interrotteè disponibile in streaming su Netflix qui.

Festen – Festa in famiglia, Thomas Vinterberg, Danimarca, 1998: riunioni di famiglia che finiscono in tragedia

L’occasione di ritrovarci in famiglia in occasione di Natale è a volte motivo di gioia, altre volte di agonia pura, anche se servita sulla tovaglia buona. Ma cosa succede quando, man mano che vengono alzate le cloche delle pietanze, saltano fuori anche i segreti più oscuri di famiglia? Ce lo racconta senza filtri Festen, film del Dogma 95 che trasforma i classici filmini di famiglia in un vero e proprio horror psicologico. In questa variante di Succession in cui la tragicità è elevata al quadrato, tre fratelli e le relative famiglie si riuniscono durante il sessantesimo compleanno del padre, ma gli eventi prendono presto una piega disastrosa. Nel film danese emergono segreti sotterrati dai tempi dell’infanzia, le caratteristiche inaspettate dei personaggi e le mostruosità che questa famiglia da sempre si porta dentro. Tutto questo ci porta a chiederci fino a che punto sia sopportabile il silenzio, quanto siamo disposti a sopportare e perdonare in nome della buona vecchia famiglia tradizionale, cosa della nostra personalità preferiremmo lasciare in qualche angolo oscuro dentro di noi.

In Bruges, Martin McDonagh, UK/USA, 2008

“A great day this has turned out to be: I’m suicidal, my mate tries to kill me, my gun gets nicked, and we’re still in f*ckin’ Bruges!” In contrapposizione con lo sfondo natalizio su cui si staglia il film, la trama di In Bruges coinvolge più di una pistola. I due sicari protagonisti, Ray e Ken, sono infatti costretti a rifugiarsi in questa piccola città belga per sfuggire a un errore del passato. In questo “posto di mezzo” – che uno definisce “mistico” e l’altro “un buco simile all’inferno” – valori come la redenzione e la compassione vengono comunicati attraverso un miscuglio di generi ben alamgamati – dal noir alla commedia.

“In Brugesè disponibile in streaming su Amazon Prime Video qui.

Zathura, Jon Favreau, USA, 2005: quando la tombola si fa seria

Una delle intramontabili tradizioni del Natale è quella di riunirsi attorno a un tavolo per partecipare a un gioco di società. Situazione che rimanda subito a Jumanji, ma c’è un altro film meno conosciuto che parte da premesse simili, tratto da un romanzo dello stesso autore ma con un’ambientazione cosmica che sostituisce la giungla. Stiamo parlando di Zathura – Un’avventura spaziale: due fratelli molto diversi tra di loro e in costante competizione trovano in cantina un vecchio gioco in scatola abbandonato mentre sono a casa da soli. Ma quello che all’apparenza sembra essere un qualsiasi, noioso gioco da tavolo come tanti altri si rivela essere un’esperienza reale ed immersiva: la casa viene trasportata nello spazio e tutto quello che succede nel corso della partita si ripercuote realmente sui ragazzi, dalla pioggia di meteoriti ai robot assassini. Come i giochi da tavolo a Natale, anche questo diventa un mezzo di riconciliazione, nello specifico costringendo i protagonisti a collaborare per terminare la partita e fare tornare tutto alla normalità.

“Zathura – Un’avventura spazialeè disponibile in streaming su Netflix qui.

Regalo di Natale, Pupi Avati, Italia, 1986: le bugie di Natale

“Certo che… è una strana notte per giocare” dice a un certo punto uno dei protagonisti. In effetti, non bisogna farsi ingannare dal titolo, perché Regalo di Natale (1986) di Pupi Avati – presentato alla 43° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – non è affatto un convenzionale film sul Natale. Tutto si svolge nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, ma l’atmosfera è cupa e non ci sono né cene in famiglia, né bambini che scartano i regali. I protagonisti rinunciano a tutto pur di ritrovarsi, dopo diversi anni, e giocare una lunga partita a poker come i vecchi tempi, con l’obiettivo di spillare quanti più soldi possibili da un industriale noto per essere un abile perdente, introdotto nella compagnia appositamente da uno del gruppo. Il Natale, dunque, è lasciato principalmente sullo sfondo, e le vicende risultano in netta antitesi con i valori cardine della festività: tra bugie, doppie vite, ambiguità e la consapevolezza di non potersi fidare di nessuno, la tensione è sempre crescente e palpabile, fino al colpo di scena finale, che cambia le carte in tavola e permette di ripensare tutto il film da un diverso punto di vista.

Fanny e Alexander, Ingmar Bergman, Svezia/Francia/Germania Ovest, 1982: tutta la malinconia del Natale

Fanny e Alexander dimostra che il Natale non significa automaticamente momenti di felicità e di condivisione familiare. La vicenda si svolge nel periodo natalizio del 1907, in una casa modesta, e vede come protagonista l’agiata famiglia borghese di Fanny e Alexander, personaggi infantili e ingenui che vivono il dramma della perdita del padre, compensato da una nuova figura maschile che in tutta la sua negatività sembra rimandare al padre del regista. I due bambini si vedono così privati della vita a cui erano abituati e costretti ad adottare nuovi comportamenti, molto più austeri e religiosi, privi di affetto e amore. L’unica figura positiva del film, che riuscirà a salvarli è la nonna, personaggio legato alla drammaturgia di Strindberg.

Furyio, Nagisa Oshima, 1983: un Natale in guerra insieme a David Bowie

David Bowie è il protagonista di questo lungometraggio che non ha neanche l’ombra di un film natalizio come il titolo originale potrebbe suggerirci (Merry Christmas Mr. Lawrence). Qui il Natale è solo uno spirito, un avvenimento sbiadito e vissuto per un attimo, nella proibizione più assoluta. Siamo in un campo di prigionia giapponese nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, dove non c’è tempo per la libertà, né tantomeno per i festeggiamenti. Qui prende forma uno scontro tra culture e popoli opposti, quello giapponese e quello britannico, la cui vicinanza forzata non fa altro che sottolineare le incompatibilità di pensiero dei rispettivi modi di vivere; come emerge da questo scambio emblematico: “Preferireste punire un innocente piuttosto che un crimine resti insoluto e impunito? E io devo morire perché lei è convinto che per ogni crimine deve esserci una punizione? E non importa chi è punito? Cos’è, va pazzo per il teatro dell’assurdo? Io devo morire in omaggio al suo culto dell’ordine?” “Sì, lei ha capito. Deve morire per me.” Tutti sono convinti di essere nel giusto, ma nessuno, ed è forse questa l’unica cosa che accomuna i due schieramenti.

Ortona 1943 – Un Natale di sangue, Fabio Toncelli, 2008: flashback nella storia Italiana

Seconda Guerra Mondiale, Ortona. La piccola cittadina abruzzese posta esattamente sulla famosa Linea Gustav, è teatro suo malgrado dello scontro tra Alleati e truppe naziste. La speranza era quella di vincere questa battaglia e porre fine alla campagna d’Italia, dando il colpo decisivo alla Germania hitleriana, ma questo obiettivo si rivela molto più arduo del previsto nel momento in cui Hitler ordina di difendere la cittadina fino alla morte. Un vero e proprio Natale di sangue, lutto e perdita, anche e soprattutto per i cittadini: fu l’unica battaglia combattuta casa per casa durante il fronte occidentale e lo testimoniano i superstiti, tra cui il signor Stefano Durante, che racconta di come la sua abitazione fu bombardata perché d’intralcio al percorrimento delle strade.

Ortona 1943 – Un Natale di sangue” è disponibile in streaming integrale su YouTube.

La Redazione