Netflix ha deciso di farci fare un tuffo nella nostra infanzia con la docuserie in due episodi I film della nostra infanzia – Le feste, dedicati rispettivamente a Elf e Nightmare Before Christmas. Attraverso materiali estremamente vari ed eterogenei, tra documenti d’archivio, backstage, foto di scena, spezzoni dei film, bozzetti e interviste, viene raccontata la vicenda produttiva e distributiva di Elf a partire dalla stesura della sceneggiatura e dallo sviluppo produttivo, per poi approfondire gli altri aspetti dell’opera tra cui il cast, gli effetti speciali, i costumi, il montaggio e il rischio di una causa da parte di casa di animazione. Nightmare Before Christmas, invece, viene analizzato seguendo una linea cronologica che racconta l’evoluzione intrecciata di sceneggiatura, personaggi e colonna sonora.

Partito con un budget di 18 milioni di dollari (poi aumentato a 24), Nightmare Before Christmas esce nelle sale nel 1993 e incassa 75 milioni, posizionandosi a metà tra il flop ma nemmeno e il grande successo che ci si aspettava. Henry Selick e Danny Elfmann (regista e compositore) hanno dichiarato di essersi resi conto di quanto la storia di Jack Skeleton avesse appassionato il pubblico solo diversi anni dopo, notando che continuava a essere visto e rivisto. Al contrario, il successo di Elf è stato fin da subito dirompente: ha infatti incassato oltre 220 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione di 33 milioni.

All’interno della narrazione, a farla da padrona sono le interviste agli addetti ai lavori, vero elemento di forza della serie. Intervengono così nel racconto sceneggiatori, scenografi, produttori, direttori della fotografia, compositori e, per Nightmare Before Christmas, anche il regista Henry Selick. L’insieme di questi apporti estremamente personali e originali vanno a costruire un racconto corale che il montaggio mostra nei suoi diversi punti di vista, incluse le contraddizioni, le smentite e le interpretazioni opposte. Ci sono però tre grandi assenti: Jon Favreau e Will Ferrell per Elf, Tim Burton per Tim Burtons Nightmare Before Christmas. Se intercettare star di questa portata è un’impresa complessa, non lo è per il colosso Netflix, e questa sembra più una scelta voluta, per dare voce agli operatori che si muovono dietro le quinte e solo raramente vengono presi in considerazione in questo tipo di operazioni, nonostante il loro apporto fondamentale. 

Ma come mai la scelta di questi due film usciti a 10 anni di distanza l’uno dall’altro e profondamente diversi nell’essenza? In apparenza incompatibili, Elf e Nightmare Before Christmas hanno invece un minimo denominatore comune: sebbene possano sembrare film per bambini, sono veramente apprezzabili solo da un pubblico adulto. Elf rivela questo aspetto nel tipo di comicità che propone: la performance di Will Ferrell fa sicuramente ridere i bambini, ma solo un pubblico più maturo può apprezzarne davvero la mattanza, le sfumature grottesche e l’impegno attoriale. Nightmare Before Christmas, invece, cattura l’attenzione dei più piccoli grazie alle ambientazioni e alla costruzione fisionomica dei personaggi (i bambini sono spesso attratti dall’orrido e dallo spaventoso), ma trasmette un messaggio estremamente pessimistico che non è immediatamente comprensibile e assimilabile da chi sta ancora vivendo la spensieratezza dell’infanzia.

Col tempo, di fatto, queste due opere sono diventate dei cult. A renderle tali deve aver contribuito la loro capacità di parlare contemporaneamente a un pubblico infantile e adulto, a seconda del piano di lettura adottato. Elf e Nightmare Before Christmas sono infatti stati in grado di colpire da subito sia il pubblico infantile che quello adulto, facendo sì che questo pubblico eterogeneo continuasse a guardare i due film nel corso degli anni, come una sorta di rituale festivo tramandato di generazione in generazione. Il processo dietro a ogni cult è infatti l’esito del bisogno di ritrovare ciò che si era lasciato l’anno prima, unito alla capacità di queste opere di acquisire di volta in volta nuove sfumature e nuovi punti di vista, reiterando ogni anno l’interesse del pubblico.

Elf e Nightmare Before Christmas sono film che parlano di outsider, creati da outsider, per un pubblico di outsider. Tuttavia, mettendoli ora in prospettiva, emergono i limiti della loro inclusività, comuni a gran parte della produzione natalizia. I protagonisti di questo genere di film rispondono al canone eteronormato e occidentale, con poche e rare eccezioni – come il recente Non ti presento i miei. Nel futuro, speriamo di poter vedere opere natalizie sempre più sfumate, colorate e diverse.

Greta Pelizzari