Il cinema giapponese ha sempre avuto una distribuzione difficile nel nostro paese, sia per la fobia del pubblico italiano per i sottotitoli, sia per il fatto che si presentava come una cinematografia con ritmi, personaggi e temi apparentemente lontani dai nostri. A parte i grandi nomi quali Kurosawa o Ozu, se abbiamo potuto conoscere anche Ōshima e Imamura lo dobbiamo a realtà indipendenti come Rarovideo o Fuori Orario, le quali, tuttavia, si rivolgono a una nicchia di appassionati che finisce con l’escludere una grossa fetta degli spettatori totali. Per non parlare di altre tipologie come i film d’avanguardia o i documentari, relegati ai soli festival e praticamente impossibili da intercettare per il grande pubblico.

Grazie ai servizi di streaming come MUBI o byNWR, da qualche anno non occorre più fare i salti mortali per recuperare certi lungometraggi (anche quelli più ricercati o di un genere di nicchia), e anche chi si affaccia adesso al cinema giapponese può recuperare grandi classici mai arrivati in Italia prima, oltre alle produzioni più recenti. I cataloghi dei servizi più conosciuti offrono numerosi titoli interessanti che possono avvicinare nuovi spettatori ma anche attirare gli appassionati ormai esperto. Così abbiamo stilato una selezione di lungometraggi giapponesi ancora poco conosciuti e facilmente recuperabili online, spaziando tra generi, epoche e temi.

La farfalla sul mirino, Seijun Suzuki (1967)

La farfalla sul mirino fu la principale causa del licenziamento in tronco di Seijun Suzuki dalla Nikkatsu, una delle più importanti case di produzioni giapponesi, facendolo scomparire dal panorama cinematografico nazionale per diversi decenni. Il motivo fu lo stile del regista, che realizzò lungometraggi di genere ma ibridati con influenze surrealiste e privi di pretese commerciale, col risultato di allontanarsi volontariamente dal pubblico di riferimento e ottenere un grande riscontro critico. La farfalla sul mirino racconta l’improbabile storia del terzo migliore sicario giapponese, che per un errore si ritrova braccato dagli altri migliori killer del paese. La trama non è che un pretesto per decostruire il genere dei film d’azione, molto popolare alla Nikkatsu. Proseguendo la riflessione già sollevata col precedente Tokyo Drifter (1966), che aveva scatenato numerose critiche da parte della casa di produzione per i set barocchi e la fotografia pop, il regista spoglia il lungometraggio di tutti gli orpelli inutili e mantiene solo l’essenziale. I killer non hanno un nome, è dato sapere solo la loro posizione nella classifica nazionale, viene eliminata la storia pregressa protagonista e si mostra solo l’azione violenta. Anche la regia, soprattutto per via del budget ristretto, è essenziale ed elimina o porta all’eccesso gli stilemi del cinema d’azione del periodo. La farfalla sul mirino segna il momento in cui Seijun Suzuki abbraccia una poetica autoriale liberandosi dalle esigenze produttive.
Il film è disponibile su Amazon Prime e Youtube

Il funerale delle rose, Toshio Matsumoto (1969)

Il Giappone del dopoguerra è caratterizzato dallo scontro di due stili di vita agli antipodi: da una parte l’occidentalizzazione imposta dagli americani e abbracciata dalla popolazione più giovane, dall’altra la strenua resistenza delle tradizioni ormai minate alle fondamenta. Questo scontro assume le forme di uno scontro generazionale sulla scelta del modello culturale da adottare e si riflette nel cinema dell’epoca con la coesistenza di opere tradizionali e lavori d’avanguardia. Toshio Matsumoto si inserisce in questa seconda categoria, rileggendo l’Edipo Re di Sofocle in chiave queer ambientando la storia all’interno della comunità trans giapponese: ecco che la grande tradizione tragica incontra la modernità, anche sessuale, che stava per rivoluzionare il mondo. Il lungometraggio gioca sulle analogie e sui contrasti non solo rispetto alle opere di riferimento, ma anche all’interno della diegesi, portando i personaggi a contrapporsi e scontrarsi tra loro. Ciò si riflette anche nella regia, che unisce magnificamente uno stile tradizionale a sequenze d’avanguardia pura. Queste scene così iconoclaste per l’epoca diventeranno un modello di ispirazione imprescindibile per un’intera generazione di nuovi cineasti di tutto il mondo, tra cui Stanley Kubrick, che dovrà molto all’opera di Matsumoto per la realizzazione di Arancia Meccanica.
Il film è noleggiabile su MUBI.

Campaign 1&2, di Kazuhiro Soda (2007-2013)

Probabilmente uno dei migliori allievi del grande Frederick Wiseman, Kazuhiro Soda è un documentarista famosissimo nel panorama internazionale ma che in Italia fatica ancora a trovare spazio. I suoi lavori, basati sull’osservazione di fenomeni umani e sociali, seguono una serie di regole stringenti che annullano ogni forma di preproduzione e postproduzione, come nel caso della sua opera più riuscita: il dittico di Campaign, che segue da vicino le due campagne elettorali di un completo outsider della politca giapponese, Kazuhiko Yamauchi. Gli ideali e le speranze di un uomo comune che cerca di aiutare la propria comunità vengono progressivamente distrutte da un sistema interessato esclusivamente a curare gli interessi personali ed economici di una ristretta élite. Limitandosi a osservare questo personaggio eccezionale nella sua lotta contro i mulini a vento, Soda trasforma un reportage storico-politico in un racconto di formazione, che emoziona e fa riflettere sulla crisi del sistema democratico così come lo conosciamo. Meritano una menzione anche Mental, che descrive la vita quotidiana in una clinica psichiatrica, e Theatre 1&2, che documenta il processo creativo di Oriza Hirata, uno dei più famosi drammaturghi orientali.
Tutti questi film sono disponibili (con sottotitoli in inglese) sul canale Vimeo del regista.

The Whispering Star, Sion Sono (2015) 

Sion Sono è una delle personalità più eclettiche del cinema giapponese moderno. Nel 2015 ha diretto ben cinque film, tutti diversi per stile e genere, passando dalla satira sociale (Tag) alla fantascienza filosofica con The Whispering Star. In questo secondo film un androide femminile si reca su diversi pianeti della galassia per consegnare pacchi apparentemente privi di valore, incontrando sul proprio cammino, almeno inizialmente, mondi ormai desolati e senza alcun essere vivente, muovendosi tra gli spazi vuoti e sconfinati di pianeti inospitali ed esplorando metropoli e villaggi abbandonati e ormai dominati dalla natura. Più che una comune storia sci-fi, l’opera si articola come una potente riflessione sul nostro mondo e sulle motivazioni che spingono gli esseri umani a interagire gli uni con gli altri. I contesti urbani mostrati non sono sterili set ricostruiti, ma i luoghi un tempo molto popolati che si trovavano nelle vicinanze della centrale nucleare di Fukushima; ed è questa l’idea vincente di Sono.
Il film è disponibile su Amazon Prime.

Zan, Shinya Tsukamoto (2018)

Zan di Shinya Tsukamoto continua la riflessione sulle metamorfosi dell’animo umano che ha caratterizzato la seconda parte della filmografia del regista, proprio come Kotoko (2011), che analizzava una figura femminile dilaniata dalla maternità e dalla malattia mentale, e in Nobi (2014), che restituiva la progressiva trasformazione psicologica in demoni subita dai soldati giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Zan si concentra sulla storia di un samurai che non riesce a uccidere, da cui deriva una riflessione sullo scontro generazionale che caratterizza il Giappone contemporaneo, sempre più vicino a un ritorno al nazionalismo. Per descrivere la società odierna, Tsukamoto si serve degli stilemi del Jidai-geki, uno dei generi più legati alla tradizione giapponese, ma li stravolge e rinnova completamente. La figura femminile, di solito presente solo in quanto destinataria dell’interesse amoroso del protagonista, si trasforma nell’unico personaggio capace di compiere scelte importanti, mentre l’immagine del saggio maestro anziano rappresenta la pulsione verso la guerra e l’autodistruzione tipica dell’imperialismo prebellico. Le nuove generazione sono impersonate da un personaggio incapace di compiere il proprio dovere, che rimanda simbolicamente a una lotta continua e impari contro un mondo tradizionalista da cui è difficile liberarsi.
Il film è disponibile in Bluray (almeno nel regno Unito)

Davide Rui