Ogni anno, il 21 marzo, si celebra la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, riconosciuta ufficialmente dal 2017 dopo l’approvazione della proposta di legge votata all’unanimità alla Camera dei Deputati. Dal 1996, ogni anno, una città diversa e i suoi cittadini recitando i nomi e i cognomi delle vittime, per impedire che la loro memoria muoia. Nel 2020, per la prima volta dopo venticinque anni, non c’è nessuno a popolare le piazze, ma in questi giorni in cui l’attenzione è concentrata su altri temi, non deve mancare la solidarietà ai familiari di ogni vittima innocente. A ricordarcelo sono anche grandi nomi, come quello di Letizia Battaglia, raccontata nell’ultimo film di Maresco La mafia non è più quella di una volta e poi nel documentario di Kim Longinotto Shooting the mafia, che sarebbe dovuto uscire nelle sale proprio in questi giorni marzo e di cui, purtroppo, possiamo solo aspettare la nuova data di distribuzione.

“Mi prendo il mondo ovunque sia”. Letizia Battaglia ha documentato per più di quarant’anni il potere criminale, la prepotenza e la corruzione della mafia in Sicilia, ma non solo, con la sua inseparabile Leica e il suo inconfondibile bianco e nero nitido. Nei primi anni ’70 comincia a fotografare per L’Ora di Palermo: immagini di denuncia scattate in una città insanguinata dai delitti di mafia. Lei, unica donna fra i colleghi, è spintonata verso l’angolo, insieme alle donne dal volto coperto con un velo nero. Miseria umana, quartieri degradati, volti sofferenti: Letizia Battaglia non cerca la bella immagine o l’inquadratura perfetta, ma gli sguardi, soprattutto delle donne e dei bambini.

Durante gli anni ‘80 il livello di attenzione pubblica riguardo al tema si alza, Letizia riesce a ritrarre i fratelli Salvo insieme a Giulio Andreotti, e quelle immagini contribuiscono agli atti del processo antimafia. Nonostante le minacce, la fotografa non si ferma e continua a girare per i paesi della Sicilia e mostrare i suoi scatti, organizzando mostre ambulanti perché i suoi abitanti possano vedere e capire. “Credevano che la mafia uccidesse solo i mafiosi”, ma nel 1980 viene assassinato il presidente della regione Piersanti Mattarella, nel 1982 il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel 1983 il consigliere istruttore della Procura di Palermo Rocco Chinnici. Una lunga lista di omicidi politici che culmina nel 1992 con la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il documentario è un collage di foto, filmati di repertorio e brani di film, un lungo ed emozionante racconto in cui Letizia Battaglia mette a nudo i suoi pensieri più intimi. Le carrellate sui volti delle anziane sedute sull’uscio di casa, delle donne picchiate dai mariti, dei bambini che giocano alla guerra sono i tasselli di un triste e conscio viaggio nelle città devastate dalla mafia e dalla miseria portata dalla corruzione: vetri d’auto spaccati dalle pallottole, sangue che sgorga dai corpi, donne straziate dal lutto, boss sciatti dal sorriso crudele che portano avanti un’esistenza finalizzata al potere. Shooting the mafia è il ritratto potentissimo di un’anticonformista indomabile, animata da un costante fervore artistico e civile. La sua è la storia di una vocazione, di uno sguardo poetico che si fa politica e impegno, di una dedizione inflessibile al miglioramento della Sicilia, dell’Italia, del mondo intero. La biografia di un essere umano straordinario che vi consigliamo di appuntarvi e ricordarvi non appena potremo vederlo al cinema.

Pietro Bonanomi