Voto

4.5

Laura Bispuri firma un’opera tanto ambiziosa quanto poco concreta nel risultato. Presentato in Concorso all’ultimo festival internazionale del cinema di Berlino, Figlia Mia mischia cinema e realtà come se si prendesse un gran respiro per urlare al mondo un’idea, ma senza poi urlare nulla. Eppure, la prima scena sembra preparare lo spettatore a qualcosa di grosso: la testa di una bambina dai capelli rossi, la ripresa a mano e Alba Rohrwacher.

L’ambientazione sarda fa da sfondo a uno dei pochi punti forti della pellicola: la fotografia a cura di Vladan Radovic (Smetto quando voglio) con la sua bassa saturazione, marchio di fabbrica del direttore, che contrasta con il calore della terra in cui viene girato il film.

Il film verte attorno alla diatriba tra due donne (Tina/Valeria Golino e Angelica/Alba Rohrwacher) che si contendono la piccola Vittoria (Sara Casu). Una vicenda che manca di un adeguato sviluppo e, anzi, viene diluita in modo eccessivo, privandola della profondità di cui necessitava. La sensazione complessiva è quella di assistere a un ottimo soggetto lasciato incompleto, a metà.

Mattia Migliarino

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