Voto

8

Un sospiro di sollievo lungo 97 minuti ha spazzato via la polvere di mediocrità che si era depositata su tanto cinema italiano recente. Figli, il secondo lungometraggio di Giuseppe Bonito, dimostrare che, in Italia, c’è ancora qualcuno che sa scrivere bene, e si chiama Mattia torre. Il film segna un passaggio importante per la commedia italiana, rivelando velatamente c’è bisogno di concentrarsi su opere impegnate per spiccare, ma che bastano una buona idea, un argomento popolare e un pizzico di cinismo (!). Così lo sceneggiatore romano, noto ai più per essere una delle menti della serie Boris, si conferma una penna brillante e si fa carico di un sarcasmo che tanto ci serve.

Figli assume il valore di un manifesto del buon cinema superstite a Roma, soprattutto se c’è l’incontro tra scrittura intelligente, attori capaci e regia che sa osare. Anche se è proprio quest’ultima, seppur coraggiosa e originale, a perdere colpi per strada, scivolando a tratti nella pretenziosità e in un eccesso di gag senza la necessaria esperienza per permettersele. Allo stesso tempo, però, recupera con certe scelte visive sarcastiche efficaci che seguono il flusso della scrittura. Sostiene solidamente l’insieme il lavoro di coppia di Valerio Mastandrea, che si conferma un interprete sincero e spontaneo, e Paola Cortellesi, che riesce a togliersi di dosso l’overacting televisivo di cui spesso si carica.

Fabrizio La  Sorsa