Nel lontano 2004 Iginio Straffi e lo studio di animazione italiano Rainbow hanno avuto un colpo di genio e dato vita all’ormai iconico cartone animato Winx Club. Le sei fatine si sono fatte largo in pochissimo tempo, raggiungendo un successo globale fatto di tour, musical e merchandising venduto in 150 paesi. Non c’è dunque da sorprendersi se un colosso americano come Netflix abbia colto la palla al balzo nell’epoca dei live action per riproporre in chiave young adult le storie della fatata scuola di Alfea. Il successo, ancora una volta, è stato enorme: Fate – The Winx Saga è ad oggi una delle serie più viste su Netflix in tutto il mondo. Ma Bloom, Stella, Musa, Aisha, Flora e Tecna non sono più le stesse (o non ci sono proprio, come nel caso delle ultime due), così come il loro il pubblico di riferimento: non più bambini ma adolescenti, non più fate archetipi di bontà e ottimismo ma creature in struggle e umanamente imperfette.

1. La storia si ripete

Come nello script originale, la fata del fuoco Bloom (interpretata da Abigail Cowen, già vista nei panni di Dorcas in Le terrificanti avventure di Sabrina) è il centro gravitazionale degli eventi. Figlia di genitori terrestri, inizia il suo percorso nel college per Fate e Specialisti Alfea, nel regno di Solaria. Qui, sotto la vigile direttrice Farah Dowling (Eve Best), imparerà a controllare il proprio potere, grazie anche all’aiuto delle sue compagne di “suite”: la principessa di Solaria e fata della luce Stella, la fata dell’acqua Aisha, la fata della natura Terra (cugina dell’originale Flora) e la fata della mente Musa. Nel corso dei sei episodi Bloom scoprirà di avere un oscuro passato, segnato dalla spietata Rosalind e dai Bruciati, creature ancestrali che mineranno fin da subito gli equilibri della serie. L’universo che ci viene proposto in Fate – The Winx Saga appare più stregato che fatato, con un pizzico di Harry Potter, ed è ambientato in un contesto da survival movie, dove una determinata ragazza di fuoco (no, non Katness Everdeen) scopre il proprio valore e potenziale ultraterreno. Ma ciò che viene a mancare è l’importanza dell’amicizia, perno del cartone animato: se lo sviluppo individuale delle protagoniste risulta credibile, l’evoluzione della loro amicizia è appena accennata, trascurando l’importanza e il bisogno di avere nella propria vita dinamiche relazionali solide profonde.

2. Wait… what?

Ciò che ha fatto infuriare la fanbase del cartone, oltre all’assenza della fata della tecnologia Tecna e dell’originale amatissima Flora, è stata la limitata inclusività etnica. La serie italo-britannica è stata infatti accusata di whitewashing, per via della decisione di popolare la scuola di Alfea di studenti e studentesse dai tratti prettamente caucasici, operando addirittura un cambio di etnia per la coprotagonista Musa, originariamente asiatica. Anche il tentativo di recuperare un po’ di politically correct dando voce a membri LGBTQ+ (lo Specialista Dane) e persone sovrappeso (Terra) non è altro che un token: la presenza di un solo esempio per categoria, per lo più fatto emergere attraverso battute e dinamiche stereotipati dà la netta impressione di una scelta di marketing più che una presa di posizione.

3. Ciao infanzia, benvenuta adolescenza

A convincere di Fate – The Winx Saga è la scelta di cambiare il target di riferimento, che il divieto per le persone under 14 conferma ulteriormente. Le principali modifiche in questo senso si rivelano una piacevole sorpresa e una grande liberazione: scene action che non hanno paura di mostrare violenza e sangue, assunzione di droghe (leggere) da parte dei protagonisti, dialoghi ironici e sarcastici pensati per un pubblico figlio di Sex Education, con riferimenti sessuali espliciti e un linguaggio volgare. Il team di autori è così riuscito ad abbattere la comfort zone infantile e rassicurante del cartone animato, mantenendola comunque vivida nella mente dello spettatore attraverso la presenza di elementi familiari, i quali però vengono costantemente rovesciati in una direzione perturbante. Ciò che davvero fa la differenza rispetto al cartone animato, inoltre, è l’ambiguità che caratterizza ogni personaggio. Non solo vengono abbattuti gli stereotipi di genere, ma anche le originarie caratteristiche positive di ogni personaggio animato vengono estremizzate fino ad assumere contorni decisamente dark: la determinazione di Bloom sfocia in egoismo ai limiti del sopportabile, la sconfinata sensibilità di Musa sfiora la codardia e il senso di giustizia di Aisha tramuta in saccenza e moralismo. Questi campanelli di allarme rendono i personaggi tridimensionali e credibili, evitando personalità abbozzate e ponendo le basi per un potenziale sviluppo psicologico ed emotivo futuro.

4. Who is your daddy?

Come ogni teen drama che si rispetti, le parent issues costituiscono i punti di partenza su cui costruire la sfera emotiva e psicologica dei personaggi: incomprensioni, aspettative soffocanti, assenza di una figura genitoriale stabile e così via. La voglia di rivalsa è stimolata quindi dal lascito di dinamiche familiari disastrose, una strategia che funziona ma che, così estesa, può stancare il pubblico, rischiando di circoscrivere ogni personalità come mera proiezione di traumi infantili.

5. Magic wings

Se da un lato la struttura originale cotton candy di Alfea sarebbe risultata cringe agli occhi del nuovo target, dall’altro la location proposta dalla serie tv rende l’atmosfera esageratamente militare: coerente rispetto alla storia, ma troppo lontana dalla lucentezza di un mondo fatato di cui si sente la mancanza. La costruzione delle scene action, inoltre, appare confusionaria, con un montaggio poco nitido che tenta di sanare quella che, spesso, non è altro che una performance imprecisa degli attori. Gli effetti speciali alzano il livello, complice le collaborazioni che gli autori hanno alle spalle con FilmFX e Cinesite Studios (Harry Potter, Animali Fantastici), ma anche la CGI arretra timidamente proprio nella main scene dell’ultimo episodio. Ed è qui che trova motivazione la discussa assenza di ali, tenendo alte le aspettative per una più che probabile seconda stagione. 

Diletta Culla