Voto

7

La grinta, la voglia di far sentire il proprio grido e il senso di comunanza con il pubblico non sono mai mancati ad Aimone Romizi e soci, ma nel loro nuovo lavoro queste qualità si manifestano con una sfumatura più mesta e, al contempo, più matura. Sullo sfondo del punk-rock quasi corale, che continua a essere il ruvido biglietto da visita del quartetto perugino, divampano le riflessioni nostalgiche su un passato che non c’è più, espresse tramite squarci melodici intensi e profondi.

Onnipresente in tutti i pezzi di Forse non è la felicità, uscito lo scorso 3 febbraio scorso per Woodworm Label, il tema del tempo viene trattato come un fattore che inevitabilmente guasta e corrompe la genuina vitalità giovanile, come se qualcosa si fosse esaurito. Tra le note dolenti emerge una spinta verso il cambiamento, bastonata ma non ancora rassegnatasi del tutto (“Dipingeremo a nuovo, lucideremo il tutto, sarà come se il tempo non sia mai stato qua” in Montana). La consapevolezza degli anni che passano si lega alla nostalgia di una giovinezza strappata nonché contesa e alla voglia di non farsi schiacciare dall’abitudine. E la risposta dei FASK è il necessario ritorno alla purezza originaria dei “vent’anni in fiamme” (aspetto che emerge con forza anche nel video ufficiale di Annabelle), che hanno paura, piangono e gridano violenti, ma continuano incessantemente a rincorrere i loro sogni e speranze (“Forse non è la felicità ciò che voglio, ma il percorso per raggiungerla”).

Riccardo Colombo