Voto

8

Mantenere un’identità forte e radicata, rendere accessibile la propria musica a una più ampia fetta di pubblico, evolvere il sound senza perdere i suoi tratti caratteristici: niente di semplice per i Fast Animals and Slow Kids, arrivati al quinto lavoro in studio – la prima pubblicazione per una major, Parlophone/Warner Music. Eppure, all’appuntamento col proprio destino il collettivo perugino ci arriva più pronto che mai: Animali Notturni è fatto dell’energia straripante che è ormai il loro marchio di fabbrica, ma anche della maturità dei 30 anni, di amore intimo e di una maggiore coscienza di sé, senza perdere nemmeno una goccia della verve sanguigna di Aimone Romizi e soci.

Animali Notturni è l’apertura ideale per il disco, con sonorità meno violente, liriche intense e arpeggi melodici, ma il ritmo si fa subito più concitato con Cinema e L’urlo, caratterizzate da una grinta strumentale e da ritornelli da urlare a squarciagola. Il singolo Non potrei mai, la più radio-friendly delle tracce, parla di un amore finito ma che ha ancora qualcosa da dire; Dritto al cuore è un crescendo che esplode nel finale; mentre Canzoni Tristi è uno degli apici introspettivi del disco. In Un’altra ancora e in Demoni spicca la chitarra di Alessandro Guercini, protagonista melodica assoluta nel disco, appena prima che la martellante Radio Radio, Chiediti di te e la romantica Novecento scrivano l’epilogo.

“Sai, per tanti anni credevo fosse alternativo fare il punk, ma oggi ho trent’anni, vorrei soltanto dire quello che mi va” (Canzoni Tristi) è la frase emblematica dell’evoluzione del gruppo rispetto ai lavori precedenti. In un momento cruciale nella carriera del collettivo, Animali Notturni si rivela un disco “FASK” al cento per cento, ma anche un deciso passo avanti verso la completa maturità artistica della band perugina.

Riccardo Colombo