Voto

4

Quando rivangare il passato porta a risultati controproducenti: Mania è il settimo album dei Fall Out Boy, sintomatico esempio di come la qualità e la quantità spesso non vadano di pari passo. Protagoniste dell’album le sonorità degli esordi in chiave rivisitata, che tuttavia non reggono un corpus incentrato su una sperimentazione, per di più vana ed esagerata.

L’introduzione è affidata a Young and Menace, stridente contrapposizione di dubstep ed emo-pop che trova un’attenuante nell’esercizio canoro di Patrick Stump. Dualità che permea anche Hold Me Tight or Don’t, nella quale il beat di matrice trap e il martellante ritornello sono inseriti in un contesto che tenta pateticamente di legarsi alle più attuali tendenze del panorama musicale odierno. Differente invece l’approccio di Champion, più coerentemente vicino agli stilemi stilistici del precedente American Beauty/American Psycho (2015).

La fallimentare prova di Mania si prospetta un duro colpo per la band statunitense: dovrà darsi da fare per tornare a cavalcare la cresta dell’onda.

Sabino Forte