Voto

4

Gli Ex-Otago, freschissimi della partecipazione a Sanremo, escono con Corochinato: dieci brani per poco più di mezz’ora di musica (nessun brano sopra i quattro minuti), mezz’ora che difficilmente resterà impressa nella mente degli ascoltatori.

Tutte le canzoni sono intrappolate in una trama ultrapop/dance: il sound è quello del pop glitterato del momento, che strizza l’occhio ai Coldplay di A Head Full of Dreams e ingloba in Corochinato anche le tendenze radiofoniche italiane, dagli evidenti riferimenti ai Thegiornalisti (Bambini, Torniamo a casa) a quelli di qualità un po’ più alta come Calcutta e I Cani (Questa Notte). Mezzo punto in più arriva per i testi molto personali, che però comunque non osano mai, rimanendo in una comfort zone quasi nauseante (“Cosa fai/questa notte/per il resto/chi se ne fotte” oppure l’infelice rima “Ferragni/bagni”). Un album che sembra confezionato unicamente per vendere: il brano presentato a Sanremo, Solo una canzone, è il punto qualitativamente migliore dell’album, che poi si disperde.

Gli Ex-Otago sembrano non accorgersi di quanto il mercato dell’indie-pop sia già saturo: essendo a tutti gli effetti una delle band protagoniste dell’ascesa di questo genere, ci si aspettava a questo punto della carriera una svolta, più che un arenamento.

Federico Bacci