1. Dove eravamo rimasti

A due anni dall’uscita della prima stagione torna con due episodi speciali Euphoria, la serie tv che ha ottenuto un successo capillare per la sua capacità di affrontare le tematiche giovanili in modo tanto realistico quanto scandaloso, con una componente estetica particolarmente eccentrica, vorticosa e a tratti psichedelica. Tornano così Rue (Zendaya) e Jules (Hunter Schafer), i due personaggi principali, con due episodi speciali dedicati rispettivamente all’una e all’altra, in cui la narrazione non si evolve in modo vero e proprio rispetto alla stagione precedente, ma si struttura come un viaggio introspettivo attraverso le menti e le coscienze delle due ragazze, in una sorta di stream of consciousness della durata di 105 minuti totali. Il finale ci lascia ancora una volta senza risposte e con tantissime domande.

2. Solo l’essenziale

Sia per le restrizioni dovute al Covid-19, sia per scelte stilistiche, questi due episodi nascono da una produzione ridotta all’essenziale: Rue con il suo sponsor Alì in una tavola calda, Jules con la terapista nel suo studio. Attraverso un susseguirsi di racconti e flashback riviviamo insieme alle due ragazze la loro relazione, tra momenti insieme e sogni ideali, dalla nascita fino alla separazione, individuando nuove sfaccettature di questo rapporto e riflettendo sull’impatto che ha esercitato sulla vita di entrambe. Particolare attenzione viene data al tema delle dipendenze, mostrando sia il punto di vista di chi ne è vittima diretta con continue ricadute (Rue), sia di chi ne è in un certo senso vittima indiretta, sentendosi responsabile delle ricadute dell’altra persona (Jules). 

3. Rue

Il primo episodio, Trouble Don’t Last Always, è incentrato su Rue, e assistiamo alla chiacchierata che la ragazza fa con il suo sponsor Alì (Colman Domingo) all’interno di una tavola calda nel giorno della Vigilia di Natale. Durante la loro conversazione vengono toccate diverse tematiche: il percorso verso la sobrietà e la motivazione necessaria per affrontarlo, la necessità di credere in qualcosa per andare avanti, a cui aggrapparsi nei momenti più difficili (che, secondo Alì, è la poesia secondo); riflessioni sul suicidio; affrontare la tossicodipendenza in quanto malattia a tutti gli effetti e non un semplice “vizio” che può essere controllato, come spesso si tende a credere. A questi pensieri si aggiunge anche il tema del perdono e dell’auto-perdono, del darsi la possibilità di sbagliare e, tramite questo, di potersi impegnare per rimediare ai propri errori. 

4. Jules

Il secondo episodio, Fuck Anyone Who’s Not a Sea Blob, è dedicato a Jules, della quale ascoltiamo le riflessioni durante una seduta con la sua terapeuta. Centrali le considerazioni riguardo alla costruzione della propria identità, che scaturiscono dall’affermazione e rivelazione di voler interrompere momentaneamente le cure ormonali in seguito a un’epifania. In quell’occasione, infatti, si è resa conto di aver costruito la propria immagine, la propria “femminilità” solo sulla base di preconcetti e stereotipi, al fine di piacere agli uomini e di corrispondere ai loro desideri. Si apre così un’ampia riflessione sul concetto stesso di femminilità e di cosa voglia dire “essere femminile”: riprendendo le riflessioni elaborate dal femminismo di terza ondata, vengono date a questo concetto nuove sfaccettature, slegandolo dalla visione maschiocentrica. Ora è la donna che decide come esserlo: alla fine, la femminilità è solo un’opinione, come disse Oriana Fallaci. 

5. Aspettative confermate

Questi due episodi riprendono l’estetica dell’intera serie, caratterizzata da sequenze audiovisive sperimentali e travolgenti, colori saturi e immagini dark e glamour allo stesso tempo. Pensiamo ad esempio alla sequenza iniziale della puntata di Jules, sulle note di Liability di Lorde, dove rivediamo alcuni momenti della relazione tra lei e Rue attraverso il riflesso di questi negli occhi di Jules, come se stesse li stesse rivivendo guardandoli in uno schermo. Anche la colonna sonora si mantiene altrettanto coerente con la stagione precedente, presentando brani di Lorde, Labrinth (a cui è affidata la curatela della soundtrack), Bilie Eilish e Rosalìa, che si adattano perfettamente alle atmosfere tipiche di Euphoria. Zendaya e Schafer si riconfermano due grandissime attrici, e in questi due episodi si mostrano al limite, quasi all’esaurimento: questo percorso introspettivo mostra come le due ragazze si siano distrutte e consumate a vicenda, ma allo stesso tempo abbiano un bisogno vitale l’una dell’altra, legate da qualcosa di indissolubile.

Allegra Adorni