Voto

7

In un periodo in cui vengono annunciati continuamente reboot, remake e spin-off , alcuni autori decidono di sfruttare questi trend per prendere le grandi storie radicate nella nostra cultura popolare e ripensarle al di là della solita ottica maschiocentrica, valorizzando l’importanza e la sensibilità delle figure femminili che ne fanno parte ma non hanno mai ottenuto la visibilità che meritano. Qualche settimana fa usciva Miss Marx, un biopic sulla storia della figlia del noto Karl Marx, mentre il 23 settembre è arrivato su Netflix Enola Holmes, il film sulla sorella minore del detective più famoso del Novecento, che in un solo giorno è diventato il lungometraggio più popolare tra quelli presenti sulla piattaforma.

Orfana di padre, con due fratelli molto più grandi di lei e ormai fuori casa, Enola (Millie Bobby Brown) è una ragazza di 16 anni cresciuta sola in campagna insieme alla madre (Helena Bonham Carter) Eudora, un’eccentrica donna che ha educato la figlia a diventare forte, arguta e indipendente, invece che una graziosa e scialba figura femminile come voleva la società dell’epoca. Veniamo a conoscenza di queste informazioni direttamente dalla stessa Enola, che rompe la quarta parete per diventare soggetto narrante e proporre un female gaze sulla storia, trasmettendo al pubblico il punto di vista dell’eroina senza filtri né mediazioni. Il racconto si presenta fin dall’inizio con una scoppiettante verve femminista, destinata a infuocarsi quando Eudora una notte sparisce all’improvviso ed Enola deve affrontare prima l’abbandono e poi il conseguente intervento dei due fratelli, di Sherlock (Henry Cavill) e soprattutto si Mycroft (Sam Claflin), che vuole rinchiudere la sorella in un collegio per signorine. Enola decide allora di scappare verso la città, verso Londra, alla ricerca della madre. Ma la sua strada si incrocia con quella del giovane lord Tewksbury (Louis Partridge), che la porterà a ripensare al reale scopo della sua fuga.

Diretto da Harry Bradbeer, che si è distinto negli ultimi anni per le sue narrazioni femministe con eroine irriverenti (vedi Fleabag e Killing Eve), Enola Holmes è un crime ma anche un coming of age, il tutto in salsa girl power. Tuttavia, il film è limitato da un’eccessiva patina teen ammiccante e dall’interpretazione stucchevole della giovane diva di Stranger Things (Netflix, 2016-in corso) Millie Bobby Brown, sovraccarica di espressioni facciali da cinecomic catturate in primo piano e inframmezzata da tante, troppe rotture della quarta parete. Per il target giusto, però, si presta a diventare una vera e propria saga di successo: come hanno recentemente dichiarato lo stesso regista e la protagonista, il progetto ha tutte le potenzialità per diventare un franchising basato sulla serie di romanzi The Enola Holmes Mysteries, scritti da Nancy Springer. Ci sono quindi buone possibilità che presto sentiremo parlare ancora di Enola.

Francesca Riccio