Ennio Morricone è morto lo scorso 6 luglio 2020 all’età di 91 anni. Compositore di colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema, direttore d’orchestra e arrangiatore di celeberrime canzoni, ha ottenuto due Oscar proprio sul finire del suo percorso, uno alla carriera nel 2007 e l’altro come Miglior colonna sonora originale per le musiche di The Hateful Eight nel 2016. Una personalità profonda e complessa che Giuseppe Tornatore, uno dei registi con cui Morricone ha collaborato di più e ha instaurato un rapporto non solo professionale ma anche di amicizia e complicità, ha deciso di raccontare nel documentario Ennio – presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Ennio passa in rassegna i momenti principali della vita di Morricone, dalle prime esperienze con la musica legate alla famiglia, e in particolare al lavoro del padre, fino alla sua carriera nel cinema, scrivendo le colonne sonore di oltre 500 film e serie tv. Passando da musicista amatoriale a vero e proprio compositore, i momenti felici si intersecano ai lati più cupi e oscuri della sua personalità e della sua vita, come la ferita – forse mai rimarginata – di essere stato escluso dai compositori con cui aveva studiato, che criticavano la sua scelta di essersi “venduto” al mondo del cinema, e il conseguente senso di colpa per aver intrapreso quella strada.

Gran parte del progetto di Tornatore è dedicato al lavoro di Morricone come compositore per il cinema, in equilibrio tra film conosciuti e opere molto meno celebri (Il grande silenzio di Corbucci), indagando il processo, gli aneddoti e la storia dietro alla genesi di ogni colonna sonora, raccontata dalle parole dello stesso Morricone. Un vero e proprio viaggio nella sua vita, nella sua musica, nei suoi dubbi e nella sua carriera attraverso le testimonianze e le dichiarazioni di tantissimi personaggi che hanno incrociato per qualche motivo Morricone – registi come Sergio Leone, Gillo Pontecorvo e Bernardo Bertolucci, attori del calibro Clint Eastwood, cantanti e compositori tra cui Bruce Springsteen o Hans Zimmer.

Il massiccio lavoro di montaggio durato più di 4 mesi ha pemesso a tornatore di creare un prodotto fluido, che accosta in modo dinamico e coerente interviste, filmati d’archivio, sequenze di film e riprese di concerti. Il risultato è il ritratto di un’icona, di un precursore del linguaggio musicale, di un anticonformista che non tradiva mai se stesso né i suoi ideali. “Morricone è il mio compositore preferito, e non intendo tra i compositori per il cinema, per quel ghetto, ma tra più grandi come Beethoven o Schubert,” dichiarava Quentin Tarantino ai Golden Globes 2016.

Kevin Cella