Voto

9.5

Pablo Larraìn, le donne, ValparaìsoEma è un film che finalmente mette sul piatto la necessità di rappresentare una femminilità tossica, dopo aver ampiamente sdoganato una mascolinità di quel segno: una protagonista piromane e che esercita il suo potere abusivo attraverso le armi femminili della seduttività, una sessualità fluida, un’indipendenza ai limiti dell’aridità e un’ode alla distruttività che ogni forma di amore si porta dietro. Questa la merce sul piatto di Ema, un film davanti a cui non si rimane indifferenti: gli uomini tendono a rifiutarlo, le donne più o meno serenamente si prendono la responsabilità di identificarsi. Perché la figura femminile che si costruisce attraverso estetiche da videoclip, decostruzioni temporali, capelli mascolini biondo platino tutti all’indietro e dialoghi pieni del veleno di un amore finito e di un trauma da elaborare è un ritratto di un erotismo femminile che guarda al futuro. Quella della protagonista Ema è infatti un’emancipazione che straripa da tutte le strutture teoriche ed etiche sottintese al termine stesso, disorientando davanti al valore della lussuria lo spettatore in cerca della morale.

Carlotta Magistris