Le etichette di femminilità, visione femminile, sguardo femminile sono sfuggenti, e rischiano di limitare le possibilità di espressione invece di valorizzarle. Tra movimenti, hashtag e manifestazioni, il panorama mediatico odierno si dimostra sempre più ricco di riflessioni, analisi, visioni, proposte e contenuti che intervengono nel dibattito sull’argomento. Tuttavia, più un tema si diffonde, più si espone al rischio di diventare un trend inflazionato, vuoto e fine a se stesso. Con il proposito di dare un taglio personale e ragionato, che non cada nei soliti slogan stereotipati banali e che sappia sorprendere, Concorto Film Festival quest’anno dedica un focus proprio al femminismo, con una selezione di otto cortometraggi.

Andare alla ricerca di definizioni nette è quanto mai inattuale, e non è infatti questo l’obiettivo di “Elle”, la rassegna a cura di Vanessa Migliavacca e Margherita Fontana. Uno spazio a 8 opere brevi che esplorano la vita interiore di personaggi femminili: 8 voci, sguardi, visioni per indagare e decostruire il concetto di “femminile” e i pattern sociali che ne derivano. Il cuore del movimento femminista è infatti l’esperienza umana intima, privata vissuta dalle persone e dei loro corpi, dei loro affetti e dei loro luoghi.  “Il genere, ce lo insegna il primo secolo di lotte e di pensiero femministi, è un costrutto culturale che non dipende da attributi essenziali di pertinenza dei singoli individui. Attraverso opere del cinema breve tratte da produzioni internazionali, ‘Elle’ mostra alcune delle esperienze tratta dal viaggio che è diventare bambine, ragazze, donne.” “Elle” è una visione alternativa di molti stereotipi che inquinano e deformano il dibattito sulla questione femminile nell’Occidente post #MeToo.

Il corpo è il protagonista indiscusso dell’intera rassegna. Un corpo caricato di significati attuali ma senza tempo, calato in situazioni e luoghi più o meno comuni e mai limitanti, capaci di intervenire con consapevolezza nella profondità del dibattito femminista attuale. I corpi che abitano queste 8 storie sono corpi colmi di psicologia, corpi che contengono l’esperienza intima dell’individuo che rappresentano, con i suoi affetti e le sue lotte più o meno private. Il corpo che reclama il proprio spazio pubblico è quello di Juck (Thrust) (2018) di Olivia Kastebring, Julia Gumpert e Ulrika Bandeira, secondo un percorso di ridefinizione del concetto di femminilità a partire dalla rottura degli schemi sociali precostituiti e dall’esposizione del sé al di fuori dalla dimensione privata. I corpi insofferenti al narcisismo incentivato e legittimato dai social media sono quelli #21xoxo (2019) di Sine e Imge Ozbilge, con un’estetica peculiare in cui trip acidi incontrano la grafica del web. Il corpo fragile che rinasce insieme alla propria individualità è inquadrato dall’obiettivo dell’asiatico What do you know about the water and the moon (Jian Luo, 2018), dall’animazione Evelyn (Nina Yuen, 2019) e dalla vena ironica di End-O (Alice Seabright, 2019), alle prese con il problema dell’endometriosi. 

Ma l’incisività di Concorto nel dibattito femminista attuale non si limita alla programmazione. Sono infatti ben 23 su 46 i corti nel Concorso ufficiale firmati da registe donne e la giuria di questa edizione sarà composta esclusivamente da tre donne: Doris Bauer, direttrice del festival Vienna Shorts, Ana David, che tra le altre cose è anche membro del comitato consultivo della sezione Panorama della Berlinale,e Gaia Meucci-Astley, programmatrice all’Encounters Festival di Bristol. Convinti della capacità di intervento politico e sociale dell’arte cinematografica, Concorto persegue la propria filosofia  in ogni sua manifestazione, dai cortometraggi selezionati ai focus e agli eventi collaterali, prendendo le distanze dai motti preconfezionati tipici dell’era post #MeToo. L’appuntamento è dal 22 agosto al 29 agosto a Parco Raggio di Pontenure, in provincia di Piacenza: save the date.

Chiara Ghidelli