Voto

8

Il regista di Basic Instinct (USA 1992) Paul Verhoeven realizza un altro piccolo gioiello di genere, che può essere descritto con un solo termine: disturbante.

Pellicola dominata da suspense e tensione stranianti, Elle esordisce in medias res con una scena di stupro che scuote e porta immediatamente all’apice l’attenzione in sala. Montaggio e colonna sonora contribuiscono alla creazione di un’ambientazione noir efficace: i velocissimi cambi di scena, che spesso segnalano l’apparizione a sorpresa dello stupratore, vengono messi in risalto da musiche tensive e creano una diffusa sensazione di affanno, un costante senso d’inquietudine.

L’intero film gioca sulla partecipazione emotiva del pubblico, angosciato eppure affascinato dagli eventi del presente e del passato vissuti dalla protagonista Michèl (Isabelle Huppert). Verhoeven, però, sceglie una via per nulla semplice e scontata: insiste non tanto sul dolore della violenza subita e sulla paura, quanto sulla freddezza della donna che, trasformatasi da vittima a predatrice, ricerca il proprio stupratore con una curiosità pericolosa e malsana, quasi fosse un gioco dal richiamo irresistibile e allo stesso tempo inquietante.

Responsabile della riuscita di Elle è infine un’incredibile Isabelle Huppert, candidata agli Oscar come migliore attrice protagonista: magnetica e glaciale, regge da sola l’intera proiezione, e si riconferma come certezza di qualità all’interno del panorama cinematografico.

Anna Magistrelli