Un tavolo, tre corpi e una storia d’amore. O meglio, la storia dell’amore, di tutto l’amore, da quando è cominciato il tempo fino a ora. Questo il tema di Elegia, presentato alla Fabbrica del Vapore (Milano) in occasione del festival Th!nkp!nk da Cult of Magic, collettivo di ricerca che sperimenta in ambito coreutico, musicale e performativo.

L’elegia è un componimento poetico in cui le confessioni private si fanno universali, parlando di tutto, dall’erotismo ai grandi gesti d’amore, dalla passione al tradimento. Cult of Magic cerca di raccontare una storia d’amore fra due personaggi possibili, di cui uno è la scena, l’altro il pubblico: il dialogo con gli spettatori è serratissimo e si annulla, quando, uno alla volta, i membri del gruppo si alzano in piedi e si allontanano dal tavolo della regia da dove scrutano il mondo per creare piccoli quadri in movimento. Il lavoro si sviluppa con agilità e ironia, ma anche con grande cura tecnica: notevole il lavoro sul controllo corporeo della danzatrice (e co-regista insieme a Francesco Sacco) Samira Cogliandro, che mantenendo una fluidità fisica subacquea intesse una dialogo con una sigaretta che brucia a lato del palco, scandendo il tempo felice di una relazione.

Sullo stage si susseguono i quadri composti dai tre performer, una sequenza di rapide impressioni che puntano a evocare quello che non c’è: l’Altro, indispensabile per la relazione ma che sul palco non arriva mai, perché non ce n’è bisogno, e lo si avverte nei gesti, nelle luci, nella musica, fra le sedie della platea. Forse è questo il vero scopo dell’elegia: rappresentare l’amore che non si vede.

Clara Sutton