Voto

7.5

Dopo cinque stagioni, uno spin-off, sedici Emmy e più di dieci milioni di spettatori collegati per il gran finale della serie, Breaking Bad ha ancora qualcosa da dire? A sorpresa, sì: un sequel sempre affidato a Vince Gilligan per sceneggiatura e regia, per raccontare cosa ne è stato di Jesse Pinkman (Aaron Paul) dopo la morte di Walter White. L’annuncio ha ovviamente scatenato l’hype dei fan, che dopo anni di attesa sono finalmente stati accontentati.

El camino non toglie né aggiunge nulla a Breaking Bad, mantenendosi in un controllato equilibrio tra le esigenze dettate dal fan service e l’identità dalla serie. Gilligan ha infatti riunito il cast e la troupe originali, così da mantenere la stessa attitudine di allora: fotografia virata in arancione, i celeberrimi timelapse, le inquadrature da western, i ritorni di volti noti e tanti riferimenti per stuzzicare gli appassionati.

Il modo in cui Gilligan costruisce la tensione narrativa trasmette tutta la paura e l’incertezza della fuga del protagonista, dolorosamente in bilico tra passato e presente: i frequenti flashback indagano l’elaborazione dei traumi fisici e psicologici subiti da Jesse, mentre la trama thriller costruisce un arco evolutivo a cui tende il personaggio, per portare a compimento la propria evoluzione rimasta incompiuta. Come per Walter White e Saul Goodman, la scalata al successo ha trascinato Jesse all’inferno, ma a differenza loro ha il lusso di una seconda opportunità. Un nuovo inizio, che però non cancella gli errori del passato. E questa consapevolezza straziante scorre sotterranea lungo tutto il film, incisa nell’espressione dolorosa di Aaron Paul: non si può disfare quello che si è fatto, lo si può solo accettare e lottare per poter ricominciare da zero.

Francesco Cirica