Voto

6.5

Per rendersi conto di quanto sia cambiata la dimensione artistica di Ed Sheeran negli ultimi otto anni, è sufficiente leggere la lunga lista di collaborazioni che costellano No.6 Collaborations Project e paragonarla a No.5 Collaborations Project (2011). Oggi il rosso del West Yorkshire è tra le pop star più influenti del panorama musicale internazionale, ma non sembra interessargli molto. La naturalezza e la genuinità che hanno sempre contraddistinto (nel bene e nel male) i suoi lavori in studio sono stati lo scudo con cui si è protetto dalle critiche di chi lo accusava di essere “solo uno dei tanti”: essere uno qualunque, proprio come tutti i suoi ascoltatori, è proprio la caratteristica che lo differenzia da chi pensa di sopperire alle idee con un’esagerata dose di pose e coolness.

No.6 Collaborations Project vira verso orizzonti e atmosfere meno intime rispetto ai precedenti lavori, presentando nella track list quindici hit difficilmente coerenti tra loro per featuring e generi. Dalle basi trap e rap di Antisocial (feat. Travis Scott) e Remember The Name (feat. Eminem e 50 Cent) alle scorrazzate grime in compagnia di Stormzy (Take Me Back To London) e J Hus (Feels). Dalle incursioni pop di Beautiful People con Khalid e il singolo I Don’t Care, in collaborazione con l’amico Justin Bieber, al ritmo latino di South of the Border (feat. Camila Cabello e Cardi B). Ma è Blow – ultima traccia dell’album – a guadagnarsi il titolo di brano più spiazzante dell’album: tre minuti e ventotto secondi di hard rock in cui le voci di Sheeran, Chris Stapleton e Bruno Mars si alternano in un crescendo di adrenalina.

Con No. 6 Collaboration Project Ed Sheeran ha una sola certezza: ognuna di queste tracce, per quanto diverse tra loro, supererebbe indenne la rotazione radiofonica.

Christopher Lobraico