Voto

7

Easy – Un viaggio facile facile è un road movie atipico, che attraverso un ritmo di regia non convenzionale e lontanissimo dai dogmi di genere costruisce le vicende di un ex asso delle corse che ha visto naufragare la propria carriera. Isidoro, per gli amici Easy, torna al volante quasi sulla quarantina, dopo vent’anni di depressione clinica e preda di un corpo appesantito, che non sente proprio.

Il vero viaggio di Easy, sulla carta semplicissimo (portare in patria il feretro di Teras, un muratore ucraino morto sul lavoro), inizia quando il protagonista perde la via e si smarrisce nella sua Selva personale, gettando dal finestrino un navigatore che, proprio come lui, perde troppo tempo nella funzione di ricalcolo. Costretto a tagliarsi la barba al confine per confermare la propria identità, gesto più che mai significativo e metaforico, Easy inizia un viaggio alla ricerca di se stesso, o perlomeno di quel che di lui rimane, senza badare alla meta ma prestando attenzione soltanto al percorso. Nicola Nocella, sublime nella sua interpretazione tutta fisicità ed espressività, riempie lo spazio dei numerosi primi piani con silenzi straordinari, vibranti.

L’Ucraina rurale si dimostra terreno fertile per le gesta di un inetto per eccellenza, un paese freddo e lontano dal mondo moderno, che suscita nello spettatore tante risate quanti momenti di riflessione e intensità tragica. Ma Easy è più che un film dai tempi lenti e anticonvenzionali che sfrutta il folklore dei paesi dell’ex URSS per strappare qualche risata: è la storia di un viaggio della speranza al contrario, l’eccentrica controparte dell’itinerario di Taras, morto in un Paese lontano e ostile nel tentativo di ottenere una vita migliore. La scelta del finale, volutamente privo di una morale chiusa ed ennesimo atto di coraggio di Magnani, è l’emblema dello spirito che anima la pellicola.

Ambrogio Arienti