È uno dei film di fantascienza più famosi di tutti i tempi, amato sia dal pubblico che dalla critica; basti pensare che si trova nella classifica dei film con il maggiore incasso nella storia del cinema e all’uscita vinse due Golden Globe e quattro Oscar – su nove nomination. Girato da Steven Spielberg, nacque durane la lavorazione di Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), in particolare dall’esigenza del regista di voler dare un volto e un corpo all’amico immaginario che gli teneva compagnia durante le sue giornate quando era bambino. L’idea, però, non fu accettata immediatamente: la Columbia Pictures, dopo aver incontrato Spielberg per discutere della sceneggiatura, rifiutò di aderire al progetto, definendolo “uno stupido film della Walt Disney”.

Rimasto solo e senza sostegno finanziario, Spielberg non si arrese e continuò nella sua corsa, riuscendo a ottenere da Sid Sheinberg, presidente della Universal, i finanziamenti per portare a termine il lavoro. Nonostante le difficoltà iniziali, Spielberg iniziò le riprese e diede vita a una pellicola talmente incisiva nella storia del cinema da diventare oggi un punto di riferimento per alcuni dei film e delle serie televisive di maggior successo, tra cui Stranger Things. Ma forse non tutti sanno che all’epoca, a sua volta, anche Spielberg ha preso spunto da una tradizione cinematografica a lui precedente; basti pensare che l’iconica scena della fuga in bicicletta di E.T l’extraterrestre è ispirata a una scena girata da niente meno che Vittorio De Sica.

Spielberg incontrò per la prima volta Vittorio De Sica da ragazzo, quando vide Miracolo a Milano (1951). E ne rimase folgorato, soprattutto per la scena finale del film, in cui si vedono i protagonisti volare sulle loro scope magiche mentre si lasciano alle spalle piazza del Duomo.

Spielberg rimase talmente colpito dall’originalità della pellicola italiana che anni dopo la omaggiò con la scena più iconica di E. T. l’extraterrestre: la fuga dei ragazzini in bicicletta per poi spiccare il volo; classificata da “Empire” come la scena più magica mai realizzata nella storia del cinema.

A sua volta la scena è stata ripresa dai fratelli Duffer, gli autori di Stranger Things, che non hanno mai fatto segreto di aver ampiamente attinto ai lavori di Spielberg: “se Mike è il nostro Elliot, Undi è la nostra E. T.”. Gli effetti speciali, il taglio registico e gli attori pre-adolescenti sono tutti elementi chiave dello stile di Spielberg ripresi dai fratelli Duffer, ma ci sono due scene in particolare che fanno riferimento a E. T. in modo evidente.

La prima è quando nella camera di Dustin appare un pupazzo di E. T. come elemento scenografico. La seconda è la sequenza in cui Undici si veste da fantasma per Halloween: impossibile non ricordare la scena in cui E. T. viene mascherato da Elliot per la stessa festività. Indimenticabile il modo goffo in cui il piccolo extraterrestre si muove nel tentativo di stare dietro al passo svelto e deciso di Elliot e del fratello maggiore.

Un passaggio di testimone da uno dei registi più importanti del secolo scorso a uno dei più importanti del nostro secolo. E ora, chi sarà il prossimo?

Velitchka Musumeci