Voto

4

L’estate si avvicina, e con lei i tormentoni estivi, gli shorts e il repertorio decennale dei balli di gruppo. E se mi comprassi una sedia? catapulta lo spettatore in un’atmosfera degna dell’arena di un villaggio vacanza.

Le perplessità che sorgono nel pubblico durante il film sono innumerevoli, ma l’interrogativo più grande è riservato alla sceneggiatura e al soggetto, che ha la pretesa di solcare un’originalità che si ritorce contro gli autori in un marasma di corbellerie. La regia è pressoché inesistente, ferma agli anni Ottanta e ai film di Nino D’Angelo. L’unica componente che salva l’opera di Pasquale Falcone dal fallimento totale è la consueta e sicura allegoria partenopea, che con qualche battuta rianima la vuotezza generale della pellicola.

Fabrizio La Sorsa