Voto

7

Future Nostalgia, secondo album di Dua Lipa, dimostra che il trend che ha riportato in voga le sonorità anni ottanta non ha intenzione di tramontare. Dopo un esordio folgorante (Dua Lipa, 2017) che ha fatto schizzare la cantante in vetta alle classifiche mondiali rendendola la “next big thing” britannica, la pop star inglese di origini albanesi era terribilmente spaventata dalla possibilità di ripetersi.

Un timore che ha giovato al risultato finale, aiutandola a realizzare un disco breve e conciso. È difficile, infatti, trattenersi dal desiderio di lanciarsi in pista per tutta la durata di Future Nostalgia. Trentasette minuti frenetici che spaziano dal sample di My Woman di Lew Stone & Monseigneur Band (feat. Al Bowlly) in Love Again alle hit Don’t Stop Me Now, Physical e Break My Heart. Il filo conduttore di tutte le tracce è, appunto, l’irrefrenabile voglia di muoversi e ballare, figlia di influenze quali Jamiroquai, Moloko e Madonna, ma non solo: molti brani del disco sono un manifesto dell’empowerment femminile (“No matter what you do, I’m gonna get it without ya/I know you ain’t used to a female alpha”, Future Nostalgia) che molte colleghe – da Ariana Grande a Beyoncé – hanno sostenuto negli ultimi anni.

Future Nostalgia non è un album che rivoluziona il pop da classifica (se mai ce ne fosse bisogno), e probabilmente non è nemmeno il picco massimo della carriera di una delle più promettenti pop star contemporanee. La coesione degli undici brani e l’innegabile qualità in fase di produzione – Jeff Bhasker in prima linea –, però, fanno della seconda prova in studio di Dua Lipa un’importante step per la sua carriera.

Christopher Lobraico