Voto

7

Dopo molti posticipi è finalmente giunto sugli scaffali dei negozi il debut album di Dua Lipa, l’inglesina classe 1995 che negli ultimi due anni (dai tempi di Be the One, per intenderci) non ha perso occasione per dimostrare il suo talento. Dua Lipa racchiude tutti i suoi singoli pubblicati dagli esordi a oggi, con il sostegno di una squadra di produttori meravigliosamente miscelata: da Stephen Kozmeniuk, che ha curato lavori di Madonna e Nelly Furtado, a Rick Nowels, producer di Sia, Adele e Lana Del Rey.

L’album suona come i singoli che hanno reso celebre l’artista: un mood tra il pop e la dance tanto in voga al momento, con ritornelli accattivanti e che si stampano bene in testa. L’eccessiva similitudine tra le tracce, però, rischia di appiattire l’intero lavoro rendendolo ripetitivo (specialmente se si considerano le 17 tracce della versione Deluxe). Unica eccezione è la ballad piano-voce Homesick, scritta a quattro mani con Chris Martin: una traccia delicatissima e di grande maturità che stupisce se confrontata con le recenti hit dell’artista.

Giulia Tagliabue