Voto

7

Un inno nudo e crudo al DIY dal sapore anni Novanta, al garage rock e all’estetica sonora glam: il nuovo disco dell’artista non-binary inglese Beth Jeans Houghton è questo e molto altro. Tra jam di accordi distorti debitori del punk psichedelico, ambientazioni squisitamente rock e lenti romantici, Homecoming raccoglie nei suoi ventiquattro minuti di spin un insieme variegato di sensazioni ed urgenze. Completamente auto-prodotto dall’artista di Newcastle upon Tyne e arricchito da featuring con artisti scelti, questo terzo lavoro Homecoming siglato Du Blonde dimostra la disinvoltura di Houghton nel muoversi nelle trame di un genere riprodotto da molti ma esaltato da pochi, alternando le distorsioni senza compromessi a cori armonizzati in un cocktail dal sapore unico.

La figura di Houghton domina la scena incontrastata già a partire dal rutto (primo suono del disco) che apre Pull The Plug, traccia emblematica dell’attitudine dell’album: “I’m ready for my close up, I remember when you rose up just to say/That I’m deranged, that I’ve been feeling more myself/And thereforе what’s your problem/If you’ve got ‘em you should solvе ‘em, baby”. Smoking Me Out unisce una voce telefonica e innaturale nel verso a un ritornello radiofonico come quello di I Can’t Help You There (feat. The Farting Suffragettes), nel quale il coro solenne suona come il disimpegnato correlativo oggettivo dell’identità di Houghton (“I’ve been a queen, I’ve been a king/And still, I don’t fit in/So I can’t help you there”). Dalle reminiscenze punk della East Coast statunitense in Ducky Daffy e nel singolo Medicated, che ospita la cantante dei Garbage Shirley Manson, Houghton evolve con agilità verso altre ambientazioni: il glam di I’m Glad That We Broke Up e Take One For the Team, ma anche lenti emozionali impreziositi da influenze soul nelle linee vocali, come nella traccia di chiusura Take Me Away. Personalissima reinterpretazione di un genere punk-rock passato ma mai invecchiato, Homecoming è un piccolo gioiellino DIY che esplora territori sconosciuti, piuttosto che crogiolarsi nella comfort zone.

Riccardo Colombo