1. Sherlock Holmes vs Il Conte Dracula

Dopo il successo di Sherlock (2010-2017), Mark Gatiss e Steven Moffat affrontano un’altra icona della letteratura vittoriana. L’approccio al Dracula di Bram Stoker è lo stesso adottato per il personaggio di Conan Doyle: tenerne lo spirito ma renderlo appetibile per un pubblico decisamente più smaliziato di quello ottocentesco. I due showrunner creano allora un racconto barocco fatto di dialoghi brillanti e di continui rilanci della tensione; un meccanismo a orologeria che è una sfida costante alle aspettative dello spettatore, ma sembra tradire una sorta di insicurezza di fondo. Come se, nella concorrenza spietata tra serie TV, l’unico modo per sopravvivere fosse solo ed esclusivamente la stimolazione continua del pubblico, continuamente stupito, intrattenuto, stuzzicato: qualsiasi cosa purché non metta pausa o, peggio, passi a un altro prodotto disponibile a distanza di un click.

2. Dracula 2020

Il romanzo di Stoker è un classico della letteratura, ma non sarebbe proponibile oggi una storia in cui gli zingari sono gli aiutanti del mostro e ogni personaggio femminile è una fanciulla in pericolo o, al massimo, un love interest per gli eroi. Ecco che l’operazione di adattamento della serie diviene principalmente una questione di sesso e ruoli di genere, con una rivisitazione dei personaggi che dà alle eteree eroine vittoriane una caratterizzazione più sfaccettata e un ruolo centrale nel racconto. Van Helsing (Dolly Wells) diviene una suora brillante, capace di ribattere ai trucchi del vampiro ma condannata dalla propria hybris. Lucy Westenra (Lydia West) si trasforma in una figura ambigua, frivola solo in apparenza, che mette in gioco temi quali il consenso e l’autodeterminazione. Lo stesso Dracula non è immune a questo processo di adattamento, diventando un seduttore pansessuale che Stoker, a suo tempo, non avrebbe mai potuto raccontare in maniera così esplicita.

3. Il bacio del vampiro

La figura del vampiro è talmente radicata nella cultura popolare da aver perso le proprie connotazioni originali. Solo nell’ultima decade si è incarnata negli esteti hipster di Jim Jarmusch, nei simpatici idioti di Taika Waititi o nei teenager patinati e sospiranti della saga di Twilight (2008). Il modo più originale per approcciarsi a questa figura sembra allora essere quello di andare controcorrente, riportando il vampiro alle sue origini di creatura della notte. Gatiss e Moffat scelgono infatti di tornare al romanzo gotico, ai castelli dai corridoi bui e tortuosi, alle unghie sporche, al sangue, al macabro: una lettura horror che non lesina in sangue e orrende trasformazioni corporee. Una scelta che connette la serie e i suoi riferimenti e inserti metanarrativi con il più classico cinema delle origini, quello delle ombre con cui Murnau nel 1922 portò per la prima volta sullo schermo la leggenda del Nosferatu.

4. Il sudario della paura

È il 1931 quando Bela Lugosi interpreta per la prima volta il conte Dracula, con una che definì le caratteristiche del personaggio fino ai giorni nostri. Ma la figura del Conte non sarebbe la stessa senza il terrificante ghigno di Gary Oldman, l’elegante aplomb di Christopher Lee e il contributo degli altri grandi attori che, negli anni, hanno impersonato Dracula. Ora Claes Bang ne dà una nuova e memorabile interpretazione: un ingegnoso serial killer, suadente, attraente e letale, che unisce il fascino del seduttore alla violenza della bestia. La sua capacità di unire uno sguardo quasi compassionevole a un ghigno da squalo contribuiscono a farne un antieroe tragico, con sogni, debolezze e sfaccettature. Una scelta che, tuttavia, finisce per spogliare il personaggio di quell’aria luciferina che caratterizzava.

5. Un paletto nel cuore

Durante la sua messa in onda sui canali BBC la serie ha perso più di un milione di spettatori tra la prima e l’ultima puntata. Un disastro dovuto proprio allo stile di Gatiss e Moffat. Se alla prima puntata il racconto scorre divertente e senza intoppi, già dalla seconda la sceneggiatura sembra più interessata a sottolineare il fascino oscuro del Conte che ad approfondire i personaggi secondari o le svolte della trama. Finché, la terza puntata dà il colpo di grazie alla serie e porta la storia fuori controllo. Alla fine della serie, sono troppi gli interrogativi lasciati in sospeso, troppi i personaggi introdotti e non adeguatamente sviluppati, troppo consolatorio il finale.

Francesco Cirica