In arte si chiama Ticky B, è della provincia di Modena e cavalca l’onda rap per raggiungere il successo. Il suo è un linguaggio genuino e schietto, ha un flow travolgente e rime che parlano di stati d’animo condivisi. Dopo il debutto nel 2011 all’interno del collettivo Fat Cricca e aver vinto diversi contest, Ticky B è pronto a diventare “il primo di ‘sti primi, il numero 0”. Abbiamo chiacchierato con lui per conoscerlo meglio e parlare con lui del suo ultimo progetto uscito l’11 marzo: Blood1.

Chi è Ticky B e perché hai scelto questo nome?
Arrivo dalla provincia di Modena, sono cresciuto con l’hip hop insieme ai miei amici d’infanzia. Il mio nome deriva da una serie di parole storpiate nei primi freestyle che facevamo nei parcheggi, fra amici; e da quel momento in poi è sempre rimasto lo stesso.

Nella tua bio si legge che hai partecipato a diversi contest. Qual è stato il tuo percorso artistico e quando hai deciso che la musica sarebbe stata la tua strada?
Fino a qualche anno fa la competizione nello show e nel freestyle era l’unico mezzo per mettersi in luce e attirare l’attenzione di chi era già affermato nell’ambiente. Ho vinto diversi contest, che mi hanno portato a fare step più grossi e conoscere molte persone. Ho sempre creduto nella mia musica, penso di non aver mai smesso un solo giorno di crederci. So di essere portato a comunicare e spero di raggiungere gli obbiettivi a cui punto da tempo; poi vedrò.

Il contesto i cui un artista inizia a fare musica influisce spesso sulla sua identità musicale. Che ruolo ha giocato la tua città in questo?
La mia città mi ha dato poco, perché poco mi poteva dare. Sono sempre riuscito a trasformare le poche occasioni che avevo in qualcosa di grande, abbiamo sempre cercato di costruirci quello che non c’era e questo ci ha reso autonomi e senza paura di partire da zero.

Il rap e la trap stanno guadagnando sempre più terreno anche in televisione, soprattutto grazie ai talent come trampolino di lancio. Anche l’ultima edizione di Sanremo ha dato ampio spazio al genere (Rancore, Anastasio, Junior Cally e Fasma). In Blood1 accenni a questo discorso con un po’ di ironia…
Parlarne in Blood1 è stata più che altro una “mossa di marketing” o un modo per fare drizzare le antenne all’ascoltatore. Non sono contro ai talent in generale, ho molti amici che vi hanno partecipato e li hanno sfruttati in un’ottima maniera. Sono contro i talent che mettono in luce i non talentuosi; un giorno forse non sarà così, sono fiducioso.

@unascritturadiluce

Spiccare in un panorama sempre più saturo di nomi sta diventando complicato. Quale pensi sia il tuo punto di forza?
L’esperienza, la credibilità e il saper comunicare qualcosa di diverso rispetto ai contenuti che si sentono da qualche anno a questa parte. Vedremo se mi sbaglio e se riuscirò realmente a spiccare.

Da cosa ti lasci ispirare?
Dalla vita, dagli amici, da quello che mi gira intorno, anche dalla fantasia. Cerco di essere spontaneo, dipende da cosa mi gira per la testa in quel preciso istante.

Con chi ti piacerebbe collaborare un giorno?
Logic. È il mio unico obbiettivo.

Seasons è una playlist di tracce da un minuto ciascuna nata su Instagram sotto forma di freestyle, ognuna caratterizzata da uno specifico colore. Com’è nata l’idea?
Ero arrivato da poco a Milano, non avevo ancora uno studio e non conoscevo nessuno. Avevo bisogno di registrare qualcosa di veloce, che non richiedesse troppo tempo per essere trasposta in video e che riuscisse a comunicare bene sui social.

Ci puoi dire qualcosa su come evolverà il progetto Blood1? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
Il progetto Blood andrà avanti per molto tempo secondo i miei piani, anche se purtroppo adesso siamo fermi a causa della situazione che conosciamo tutti. Oltre a questo, abbiamo un grande progetto in ballo, spero di poter far sentire di me molto presto.

Deborah Cavanna