Voto

5

L’amore è il più enigmatico dei sentimenti umani e il suo rapporto con la realtà di tutti i giorni porta spesso a confrontarsi con problemi, drammi e complicazioni. Dopo l’amore apre un dialogo su questo argomento attraverso una storia tra le più compassate: nonostante le differenze di pensiero e di condizione economica e sociale, la relazione di Boris (Cédric Kahn) e Marie (Bérénice Bejo) è giunta a una situazione di crisi tra (poche) luci e (molte) ombre.

Simbolo di una vita che è stata e non è più, la loro casa si trasforma in prigione dorata, palcoscenico privilegiato dell’ossessivo occhio della macchina da presa, che tra inquadrature in primo e primissimo piano e un pedinamento asfissiante non lascia tregua alla coppia. L’interessante ritmo di montaggio cerca di rendere fluido un racconto che non trova una continuità tra realismo e posa teatrale, mentre la sostanza dei dialoghi finisce per deragliare sui più classici luoghi comuni dell’amore.

Il risultato è un prodotto che denuncia in definitiva la sua modestia nel finale rocambolesco, dove il tessuto narrativo si lacera tra avvenimenti poco plausibili e la invece plausibile “risoluzione”. Così, mentre si tira il fiato per essere usciti dall’inferno della casa-dei-sogni-infranti, si viene assaliti da diverse domande destinate a rimanere senza risposta e dal calcio di una cesura finale piuttosto maldestra, che giunge proprio a ridosso del climax drammatico della pellicola.

Ambrogio Arienti