Voto

6.5

A dieci anni di distanza dall’acclamato Milk (2008), Gus Van Sant torna a dedicare un biopic piuttosto inusuale a un personaggio altrettanto fuori dal comune: questa volta si tratta del fumettista paraplegico e alcolista John Callahan. Come già avvenuto per il film del 2008, anche qui Van Sant rifugge la narrazione lineare della parabola biografica del protagonista, scegliendo invece di esplorarne gli aspetti più oscuri e controversi, giungendo infine a isolare un unico frammento, il nucleo originario dei tormenti di un uomo dolente e contraddittorio.

Di Callahan il regista approfondisce la dipendenza dall’alcol e tratteggia la lenta guarigione dall’assuefazione che pure è stata causa dell’incidente che lo ha costretto all’immobilità. I piani narrativi messi in gioco sono molti e si intrecciano senza sosta sulla scena sotto forma di flashback e rievocazioni in prima persona. È proprio dall’orchestrazione di tale intessitura che emergono le fragilità del film, che risulta talvolta confuso e disorganico. La macchinosità che a tratti impedisce lo scorrere fluido delle vicende pare tradire la lunga gestazione dell’opera, in cantiere da oltre vent’anni e rimaneggiato con frequenza.

Il senso dell’intera operazione è affidato quasi esclusivamente all’intensità delle interpretazioni di Joaquin Phoenix e di Jonah Hill – sorprendente nel ruolo del guru Donnie –, i cui volti, accarezzati dalla macchina da presa di Van Sant che li circonda senza sosta catturandoli da parte a parte, esprimono tutto il dolore di due uomini in lotta contro sé stessi.

Giorgia Maestri

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