Voto

6.5

Disponibile dal 24 dicembre su Netflix e candidato in 4 categorie ai Golden Globe 2022, Don’t Look Up di Adam McKay si inserisce nella filmografia del regista come nuovo tassello di quel filone di opere ispirate a storie vere o a vicende possibili, affrontate con un approccio vivace e satirico. La drammatica premessa iniziale del film è la scoperta da parte di due astronomi (Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence) di un’enorme cometa in rotta di collisione con la Terra, che di lì a 5 mesi distruggerà il pianeta con una probabilità di quasi il 100%. Di fronte alla gravità dell’evento, la reazione di ansia e preoccupazione degli astronomi si scontra con l’indifferenza e la superficialità di istituzioni e media, che non credono – o non vogliono credere – al pericolo imminente, portando il film verso un decorso tragicomico e surreale.

La sceneggiatura, spesso scontata, superficiale, semplificatoria ed eccessivamente diluita, è tuttavia ritmata da un montaggio frenetico, basato su parallelismi e contrasti visivi capaci di creare significati terzi – come per il precedente lavoro del rgista, Vice – L’uomo nell’ombra (2018). Gli eventi così raccontati sono solo in potenza realistici, ma il messaggio è quanto mai aderente alla realtà, analizzando le diverse forme di negazionismo che intaccano la nostra società da diversi anni, nei confronti di questioni come la crisi climatica, la pandemia e la ricerca scientifica, lasciando spazio a convinzioni complottiste simbolizzate, nell’estremizzazione del film, da una cometa che potrebbe squarciare il pianeta e cancellare l’umanità per sempre. La dura e cinica critica sociale del regista si abbatte non solo contro le istituzioni, ma anhce contro i media d’informazione, che siano programmi televisivi o i social network, che legittimano e reiterano queste narrazioni deformate, deformanti e sensazionalistiche.

Il titolo stesso racchiude l’essenza del film: rappresenta non solo uno slogan politico basato sulla retorica secondo la quale un problema non esiste se non lo si vede, ma anche una critica a chi presta attenzione solo alla propria piccola, limitata porzione di mondo senza riuscire – o volere – alzare lo sguardo e adottare una prospettiva più ambia, che permetta di prendere coscienza dei problemi collettivi, dunque affrontabili solo grazie alla partecipazione attiva di ogni singola persona e istituzione.

Kevin Cella