Voto

6

L’amicizia è per sempre, il tempo è limitato e Simone Spada non è Léonide Moguy: queste e poche altre sono le certezze che affiorano da Domani è un altro giorno. Il remake italiano di Truman di Cesc Gay trova difficile collocazione all’interno di un panorama cinematografico nazionale in forte crisi d’identità, che ambisce alla crescita senza esserne ancora pronto, un po’ come un ragazzino dinanzi alla pubertà

Tuttavia, la pellicola funziona, la regia è puntuale e, se vogliamo, riesce a raggiungere una certa eleganza andando a evitare la drammaticità eccessiva in cui rischiava di incombere con facilità. In una sceneggiatura che, nonostante ricordi Euforia di Valeria Golino, vive di vita propria attraverso una storia lineare e ben strutturata, i tempi narrativi ridotti danno l’impressione di voler arrivare a galla il prima possibile dopo un tuffo da una distanza considerevole

Gli interpreti sorreggono in maniera coerente il lavoro, confermando il talento di Mastrandrea e Marco Giallini. Quest’ultimo, però, porta in scena ancora una volta una maschera di se stesso, perdendo l’ennesima occasione per proporre un’interpretazione differente dal solito; vedendolo recitare torna in mente la celebre frase “Te lo meriti Alberto Sordi” di Ecce bombo, rivolto al pubblico appagato in sala.

Domani è un altro giorno ha il merito di orientare lo spettatore verso una riscoperta del valore della solitudine, trattata con ironia ed equilibrio.

Fabrizio La Sorsa