Voto

7.5

Los Angeles, anni ‘70. Rudy Ray Moore (Eddie Murphy) lavora in un negozio di dischi gestito e frequentato quasi esclusivamente da altri afroamericani. Un giorno decide di raccogliere le storie strampalate e le battute sconce che sente raccontare dai senzatetto della città e le trasforma in uno spettacolo di stand-up comedy. Nasce così il personaggio di Dolemite. Rudy regista gli show in vinile e il suo successo nella comunità black è immediato. Ma ha aspirazioni ancora più ambiziose: vuole realizzare un film incentrato sul personaggio di Dolemite, e da quel momento inizia la sua avventura. La vicenda potrebbe sembrarvi la solita parabola di rivalsa ed emancipazione, ma quella di Rudy Ray Moore è una storia vera, che ha tra l’altro molti punti in comune con quella di The Disaster Artist (James Franco, 2017).

Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival a settembre 2019 e disponibile su Netflix dal 25 ottobre, Dolemite Is My Name non si limita a ripercorrere la storia di Rudy Ray Moore (considerato anche uno dei pionieri del rap), ma ricostruisce da un’accurata prospettiva storica e sociale le origini di un preciso genere cinematografico di cui si parla ancora troppo poco, quello della blaxploitation. Un genere controverso, che da un lato rischiava di alimentare i soliti stereotipi sugli afroamericani, ma dall’altro è stata la risposta al desiderio della comunità di rivedersi sul grande schermo e di prendere il controllo della propria auto narrazione, avendo finalmente una propria rappresentazione all’interno del mondo dell’intrattenimento – storicamente dominato dai bianchi.

Il regista Craig Brewer, insieme agli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski – già noti per aver scritto altri biopic come Ed Wood (Tim Burton, 1994) e Big Eyes (Tim Burton, 2014) -, ha dato vita a una commedia biografica spassosa con un Eddie Murphy davvero in forma, irresistibile nei panni di un uomo ingegnoso che non perde mai la speranza. Se volete passare due ore a ridere e distrarvi da ogni pensiero, questo è il film che fa per voi.

Francesca Riccio