Pixie, aka Pamela Colman Smith, fa parte di quella schiera di donne dimenticate dalla storia ma il cui operato ha segnato profondamente il mondo, e continua a farlo ancora oggi. Artista, scrittrice e occultista britannica nata alla fine dell’800, a lei si devono le illustrazioni di uno dei mazzi di tarocchi più diffusi ad oggi, il Rider-Waite. Il nome è già sintomatico della vicenda di Pamela: Arthur Edward Waite è semplicemente colui che commissionò il mazzo a Pixie e Rider il suo editore. Pixie morirà in povertà e senza riconoscimenti. Solo molti anni più tardi una seconda denominazione (la Waite-Smith) tenterà fuori tempo massimo di riconoscere i suoi meriti. Di questo parla la breve pillola culturale all’interno dell’amplissima offerta di Arte.tv, Tarocchi e femminismo: la storia di Pixie, cortometraggio documentario che ripercorre le tappe fondamentali della vita e dei lavori dell’artista, dai libri illustrati alle collaborazioni, fino all’impegno attivistico a fianco del movimento femminista per i diritti delle donne. Pamela è donna e mulatta, e la sua battaglia è duplice: contro il sessismo e il razzismo. Per dare forma ai suoi ideali e agire concretamente nella lotta, nel 1904 Pixie fonda la casa editrice The Green Sheaf, un affronto al mondo prettamente maschile e impregnato del patriarcato come quello della cultura umanistica – e non solo – dell’epoca, un atto di autodeterminazione ed emancipazione, uno spazio da dedicare alla pubblicazione delle opere di tutte quelle poetesse e scrittrici a cui era negato l’accesso al mondo editoriale.

Ma facciamo un paso indietro, a come Pamela è arrivata fin qui. La sua infanzia è segnata da una vita movimentata e irrequieta, per via del trasferimento in Jamaica dove il padre accetta un lavoro, che costringe la famiglia a spostarsi costantemente tra Londra, Kingston e New York – città d’origine del padre. A 15 anni si stabilisce a Brooklyn per frequentare un corso d’arte al Pratt Institute, che non terminerà a causa della sua salute cagionevole. A 21 anni, orfana di entrambi i genitori, torna in Inghilterra, dove avvengono i primi contatti con l’occultismo. Crescendo, Pixie viene percepita sempre più come una donna “anticonvenzionale” per il suo tempo, e non solo per le sue doti sinestetiche, le sue passioni esoteriche e le sue frequentazioni “oscure”, ma anche per il fatto che non si sposò, non ebbe figli e passò la sua vita accanto a un’altra donna (amante o meno, è irrilevante). Nel 1901, dietro la spinta di William Butler Yeats, Pixie aderisce all’Ordine ermetico dell’Alba Dorata, dove incontra Arthur Edward Waite, del quale diventa amica e collaboratrice, e insieme decidono di realizzare un mazzo di tarocchi. Waite studia diverse reference e fornisce qualche indicazione all’illustratrice, pare ispirandosi al mazzo di Sola Busca (l’unico antico sopravvissuto a oggi completo di 78 carte, attualmente conservato presso la Pinacoteca di Brera). Nasce uno dei mazzi di tarocchi più diffusi e imitati al mondo.

La natura ambigua e poliedrica dei simboli dei tarocchi rende questo figurativo uno dei più influenti e stimolanti, capace di ispirare la moda – vedi la collezione Dior Haute Couture S/S 21 -, la letteratura,  il cinema, l’architettura, fino ai campi più disparati, declinando quell’immaginario in forme sempre diverse. Il recentissimo cortometraggio di Matteo Garrone per Dior, Le Château du Tarot, è solo una delle numerose opere che testimoniano l’enorme impatto esercitato dai 22 arcani sulla storia della cultura fin dall’antichità, oltre all’incredibile strumento narrativo rappresentato dalle carte; pensiamo anche al Giardino dei Tarocchi, costruito a partire dagli anni ’70, o al romanzo Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, concepito proprio a partire da un mazzo di carte. Nel XIV secolo, infatti, i tarocchi (chiamati Trionfi in riferimento ai Triumphi di Francesco Petrarca, dove erano descritte sei allegorie a cui si ispiravano le prime carte) erano spesso al centro di giochi di società, che consistevano ad esempio nell’inventare sonetti ispirati alle carte estratte.

Parte integrante della nostra cultura, i simboli dei tarocchi per come li conosciamo oggi sono frutto di svariate rielaborazioni e contaminazioni, e oggetto di fini anche radicalmente diversi. In principio sono stati plasmati sulla base delle virtù cristiane, a loro volta figlie delle divinità del pantheon greco (ad esempio la Temperanza, la Giustizia, la Forza), erano portatori di un messaggio morale e finalizzati a un uso didattico. In un secondo momento prese il sopravvento l’aspetto ludico delle carte, tra cui il già citato utilizzo narrativo o come gioco di società, per via della loro sostanziale equivocità, che le rende oggetti semanticamente aperti a interpretazioni originali creative e immaginifiche. Solo nel Settecento avviene il passaggio verso un utilizzo esoterico delle carte dei tarocchi, che a partire da questo periodo vengono considerati come strumenti divinatori. È in quell’epoca, infatti, che le carte incontrano la cultura massonica francese e stabiliscono un legame con i Libri di Thot, affermandosi quindi come oggetti dai fini profetici. Nella società contemporanea le carte continuano a esercitare il loro fascino esoterico e a venire ampiamente studiati e interrogati. Alejandro Jodorowskij, cineasta, scrittore e studioso di tarocchi è uno dei massimi rappresentanti del risvolto psicanalitico della cartomanzia, sostenitore tuttavia non del loro potere predittivo, quanto di quello interpretativo rispetto al presente. Quella che chiama psicomagia è a tutti gli effetti una pratica psicanalitica, seppur non riconosciuta dalla comunità scientifica, che punta allo sviluppo di un’autocoscienza in chi la pratica, unendo analisi e performance artistica. Continuando a evolversi insieme alla cultura e al tempo che li ospita, i tarocchi sono uno stimolo creativo ed esplorativo fecondo per la creatività (occulta e non) di ogni epoca.

Carola Visca