Scritto e diretto dall’ex porno attrice Ovidie (pseudonimo di Éloïse Becht), Svezia: dove le prostitute non esistono (Francia, 2018) è il documentario disponibile su ARTE IN ITALIANO dedicato alla vicenda di Eva-Maree Kullander Smith, attivista per i diritti delle prostitute in Svezia uccisa dall’ex compagno con 32 pugnalate l’11 luglio 2013, all’età di 27 anni. In seguito a una lunga e tormentata battaglia legale, quel giorno era finalmente riuscita a ottenere dal tribunale una visita con uno dei due figli, passati entrambi sotto la custodia del padre nonostante l’uomo avesse già manifestato comportamenti violenti e abusivi. Ma la denuncia di prostituzione a carico di Eva-Maree, avanzata da un parente a cui la donna aveva confidato di aver lavorato come sex worker per due settimane (e un totale di 5 clienti), aveva fatto propendere il tribunale per questa scelta. L’incontro avviene in una stazione di servizio alla presenza di due assistenti sociali e dell’ex-fidanzato, e sfocia in un brutale assassinio.

La Svezia è generalmente considerato tra i Paesi più egualitari e democratici, ma la sua legislazione in materia di sex work si dimostra problematica, tanto che anche di fronte a un caso del genere le autorità competenti non hanno mai rilasciato alcuna dichiarazione. Secondo una legge varata nel 1999, la Svezia è stato il primo Paese a criminalizzare i clienti: non è illegale vendere prestazioni sessuali ma comprarle, dunque le prostitute sono considerate vittime di violenza sessuale – un modello adottato negli anni successivi anche da altri Paesi dell’Unione Europea, come Francia, Gran Bretagna, Islanda e Norvegia. Ed è a questo aspetto che si è appellato il tribunale per togliere la responsabilità genitoriale a Eva-Maree: con la scelta di prostituirsi “ha dimostrato di non essere consapevole delle proprie azioni, mancando di rendersi conto che il sex work è una forma di auto-lesionismo” – recita la sentenza.

Come sottolinea Ronald Weitzer, autore di Legalizzazione della prostituzione: Da vizio illecito a Business Legale, affermare che la prostituzione costituisce un atto di violenza maschile contro le donne esclude la prostituzione omosessuale e transgender, che necessita parimenti di una regolamentazione come qualsiasi altro lavoro. Inoltre, sempre secondo Weitzer, la legge del 1999, avvalorata da presunti miglioramenti del welfare sociale del Paese, sembrerebbe fondata su una manipolazione dei dati. La prova, secondo lo studioso, è costituita dai Paesi come l’Olanda e la Germania, che hanno decriminalizzato la prostituzione, dove le cifre inerenti alla tratta illegale delle prostitute e dei prostituti su un lasso temporale di lungo periodo diminuiscono sensibilmente. Pertanto la posizione svedese risulterebbe anzitutto una posizione ideologica. La prioritizzazione della tutela della moralità pubblica a scapito delle sex worker ha portato gli attivisti e le attiviste in materia a impegnarsi per una revisione della legge del 1999, sostenendo che impedisce alle donne di scegliere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità. Un proibizionismo che si manifesta anche nelle “case di recupero”, luoghi istituiti in Svezia per il recovering di clienti e prostitute, considerati entrambi malati mentali dal sistema.

Come afferma nel documentario un’attivista: “In Svezia alcune leggi sono promulgate anzitutto per essere dei modelli, perché fin da quando siamo entrati nell’UE abbiamo deciso che saremo stati la sua coscienza morale”. Per questo in Svezia gli assistenti sociali godono di un enorme potere, come spiega un’altra attivista: “In Svezia puoi perdere i figli senza alcun motivo”. È loro il compito di far rispettare quell’esemplare integrità morale promossa dalla Svezia sin dai primi anni duemila. Risulta dunque drammaticamente coerente la scelta del tribunale di lasciare la responsabilità genitoriale al padre, anche in seguito all’efferato assassinio di Eva-Maree, perché, come recita un’intervistata nel documentario: “In Svezia una donna non può essere una madre e una puttana”. Per lo stesso motivo, ai nonni dei due bambini non è permesso vederli né sapere dove vivano, ma continuano a combattere ancora oggi affinché la storia della figlia non venga dimentica e il tribunale gli conceda di poter partecipare attivamente alla vita dei nipoti, che non hanno mai conosciuto. La legge, infatti, applica a loro lo stesso giudizio inappellabile con cui era stata condannata Eva-Maree: come una donna non può scegliere di prostituirsi ed essere una madre, i genitori di una prostituta non possono essere nonni. Come rifletteva la stessa Eva-Maree: “Si dimentica l’essere umano quando si è stigmatizzati”

Davide Spinelli