Scritto e diretto dall’ex porno attrice Ovidie (pseudonimo di Éloïse Becht), Svezia: dove le prostitute non esistono (Francia, 2018) è il documentario disponibile su Arte.tv dedicato alla vicenda di Eva-Maree Kullander Smith, attivista per i diritti delle prostitute in Svezia uccisa dall’ex compagno con 32 pugnalate l’11 luglio 2013, all’età di 27 anni. Il giorno in cui fu uccisa Eva-Maree era finalmente riuscita a ottenere dal tribunale la possibilità di rivedere uno dei due figli. Alla donna era stato revocato l’affidamento congiunto dei figli a causa della denuncia dell’ex marito, il quale l’accusava di aver lavorato come sex worker per due settimane. Ciò, secondo i giudici svedesi, era sinonimo dell’inadeguatezza di Eva-Maree come madre; il tribunale ha così deciso di affidare entrambi i figli all’ex marito, nonostante la manifesta condotta violenta nei confronti della donna. L’incontro tra Eva-Maree e il figlio avvenne in una stazione di servizio, dove la donna fu assassinata dall’ex marito presentatosi a sorpresa. 

Quest’episodio di cronaca nera ha scosso l’opinione pubblica svedese (e non solo). La Svezia è ritenuta tra i paesi più progressisti riguardo la legislazione che norma la prostituzione. La nazione scandinava, infatti, è stata la prima a scegliere la via della criminalizzazione dei clienti: in Svezia non è illegale offrire prestazioni sessuali, bensì comprarle. Le prostitute sono considerate vittime di violenza sessuale da parte del cliente. Un modello, questo, che negli anni è stato adottato da altri stati dell’UE come Francia, UK, Islanda, Norvegia. Tuttavia, questa impostazione tutela solo apparentemente le sex workers: se da un lato il cliente è giudicato colpevole penalmente, dall’altro la donna che sceglie di prostituirsi è giudicata colpevole a livello etico morale. Da ciò la scelta del tribunale di revocare l’affidamento dei figli a Eva-Maree perché in quanto sex workers ha dimostrato di non essere consapevole delle proprie azioni, mancando di rendersi conto che la prostituzione è una forma di autolesionismo”, recita la sentenza.

Come sottolinea Ronald Weitzer in Legalizzazione della prostituzione: Da vizio illecito a Business Legale, secondo il quale l’innovativa legge svedese sulla prostituzione del 1999 non ha portato alcun miglioramento del welfare sociale del paese, ma, al contrario, impone una norma che è fondata su un pretesto ideologico, ossia la preminenza della tutela della moralità pubblica e colletiva a scapito delle sex workes. Le attiviste che da anni chiedono a gran voce la revisione della legge del ’99 sostengono che questa norma impedisca alle donne di scegliere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità; una forma di proibizionismo etico, questo, che trova il suo punto più basso nell’istituzione dal ’99 di vere e proprie strutture di recupero destinate alla “cura mentale” di clienti e prostitute. 

Nel documentario un’attivista afferma che “In Svezia alcune leggi sono promulgate anzitutto per essere dei modelli, perché fin da quando siamo entrati nell’UE abbiamo deciso che saremo stati la sua coscienza morale”. Di conseguenza in Svezia gli assistenti sociali godono di un potere enorme, come racconta un’altra attivista: “In Svezia puoi perdere i figli senza alcun motivo”. Il compito degli assitenti sociali non è più quello di tutelare i minori e la famiglia, bensì provvedere al rispetto dell’integrità morale promossa dal sistema svedese sin dai primi anni duemila. In questo senso, la scelta del tribunale – che ha confermato l’affidamento dei figli al padre anche dopo l’assassinio – contro Eva-Maree risulta coerente; lo dice bene una giornalista nel docufilm: “In Svezia una donna non può essere una madre e una puttana”Per le stesse ragioni, ad oggi, non è permesso finanche ai nonni di vedere i nipoti. I giudici svedesi, infatti, ritengono che il comportamento (a loro giudizio) immorale di Eva-Maree debba ricadere anche sui genitori: come una donna non può scegliere di prostituirsi ed essere una madre, i genitori di una prostituta non possono essere nonni. Come rifletteva la stessa Eva-Maree: “Si dimentica l’essere umano quando si è stigmatizzati”.

Davide Spinelli