Una selezione di documentari d’autore disponibili sulle piattafome di streaming Documentando – Archivio del Documentario Italiano e Arte.tv, per celebrare il Giorno della Memoria. Film che vogliono dare voce e spazio a chi quelle esperienze le ha vissute sulla propria pelle, a chi ne affronta le conseguenze ancora oggi, a chi le porta incise nella propria storia personale, familiare e identitaria, tra interviste, testimonianze e documenti d’archivio.

Io sono ancora là, Primo Giroldini, Italia, 2005

“Ci sono certi momenti in cui ho la sensazione di essere ancora là, specialmente in certi periodi stagionali: d’inverno e quando c’era la neve, perché quando ero là era inverno e c’era la neve. La neve sfatta e acquosa, però, non la neve bella e bianca appena caduta.” Il documentario di Primo Giroldini racconta in prima persona la quotidianità prima dell’orrore, prima di quello sgarro al coprifuoco che è costato il futuro a un gruppo di giovani studenti italiani. Della loro vita nel campo viene posto l’accento su un ricordo particolarmente felice, che ha ancora il sapore delle lacrime di gioia: l’arrivo degli americani. Infine, viene raccontato dagli affetti più cari quello che è stato dopo, il tentativo di ristabilire una quotidianità frantumata, ormai persa per sempre, in cui l’orrore dei campi di concentramento echeggia ancora e l’agognato ritorno patria trascinato con sé demoni che hanno varcato non solo il confine geografico, ma anche quello della propria anima e della propria pelle

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Eravamo donne ribelliNarrazioni Femminili della Resistenza, Primo Giroldini, Italia, 2005

Sei giovani donne ribelli narrano le proprie esperienze di lotta contro il fascismo e l’occupazione tedesca successiva all’8 settembre 1943, restituendoci un frammento di quel vastissimo spettro di storie di donne che hanno agito nella Resistenza, nello specifico nella provincia di Parma. I loro racconti permettono di fare emergere un movimento femminista ancora in parte ancora sommerso, che proprio in quell’epoca stava prendendo coscienza di sé combattendo per difendere le proprie vite, le proprie identità, le proprie famiglie e il proprio paese. La Liberazione tanto agognata fu, per loro, innanzitutto ricostruzione, ma anche la promessa di un impegno politico per l’imminente lotta di emancipazione femminista. 

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Patrioti, ribelli, Primo Giroldini, Italia, 2005

“Ci tengo a essere chiamato ribelle più che partigiano, perché partigiano significa parteggiare per qualcosa, invece ribelle significa che mi sono ribellato. Io sono un ribelle” afferma fiero Mario Mauri, uno dei veterani partigiani protagonisti di questo documentario sulla Resistenza della Seconda Guerra Mondiale. Siamo a maggio del 1945 e il fascismo sta giungendo al capolinea. Il “Vincere e vinceremo!” così tanto urlato e acclamato da una folla soggiogata sta sfumando, mentre la lotta partigiana inizia finalmente a intravedere la luce in fondo al tunnel. I partigiani intervistati nel documentario, tutti nati agli albori di ciò che sarebbe diventato di lì a poco il regime nero, riportano in prima persona la lotta che hanno condotto nella provincia di Parma, i nomi di battaglia che ognuno aveva (Cecè, Barrafissa, Slim, Annibale, Sparviero, Condor, Bill, Toti, Crick e tanti altri), le munizioni di noccioline e altri esilaranti aneddoti, fino a raccontare dell’uccisione di Mussolini, momento in cui tutti deposero le armi e tornarono a casa, senza un soldo e, in molti casi, senza neanche più una casa.

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Caserme Rosse – Il Lager di Bologna, Danilo Caracciolo e Roberto Montanari, Italia, 2009

Se si parla di campi di concentramento e di sterminio nazisti, si ricordano subito i più noti, come Auschwitz o Mauthausen. In realtà, quelli esistenti erano molti più, e l’obiettivo di questo documentario è proprio quello raccontare la storia dimenticata di uno dei lager presenti su territorio italiano: le Caserme Rosse di via Corticella a Bologna. Occupata dai nazi-fascisti subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la Caserma Allievi Ufficiali dell’Esercito Italiano di Bologna diventò da un giorno all’altro un campo di smistamento e di selezione, dal quale i prigionieri potevano essere prelevati e deportati direttamente in Germania. Numerose le interviste, documentazioni e testimonianze di ex detenuti rastrellati nelle Caserme Rosse, che riportano le drammatiche condizioni di vita, le violenze subite e i disperati tentativi di fuga.

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I Resistenti di Mauthausen, Barbara Necek, Francia, 2020

Quello di Mauthausen è stato il primo campo di concentramento nazista costruito al di fuori dei confini tedeschi, nonché uno dei più grandi, dove furono sterminate centinaia di migliaia di persone, costrette al lavoro forzato e alla fame. Ma il documentario si concentra su chi è sopravvissuto e portato avanti una resistenza interna al campo durante la detenzione, in particolare Francisco Boix, fotoreporter spagnolo assoldato dalle stesse SS per documentare i crimini da loro perpetrati e gli eventi importanti che avvenivano nel lager. I negativi conservati da Boix resero il fotografo uno dei testimoni chiave per l’incriminazione dei gerarchi nazisti durante il Processo di Norimberga. Per conoscere ancora meglio la figura di Francisco Boix vi consigliamo anche il documentario Il Fotografo di Mauthausen, disponibile in streaming su Netflix.

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Essere giovani ed ebrei in Polonia, Jan Tenhaven, Germania, 2021

I protagonisti di questo reportage sono giovani che, attraverso le loro esperienze, spiegano com’è la vita quando sei parte di una minoranza in Polonia, paese dove non è scontato poter esprimere apertamente la propria appartenenza religiosa, culturale e identitaria. Da cuore della comunità ebraica europea, la Polonia nel tempo ha visto un’esponenziale diffusione del cattolicesimo conservatore e di certe tendenze antisemite, relegando le principali comunità ebraiche a Varsavia e Cracovia. Oggi molti giovani scelgono infatti di lasciare la Polonia e recarsi in paesi dove sia possibile professare liberamente la propria religione, alla ricerca di un futuro migliore.

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Ucraina: sinagoghe in pericolo, Lennart Banholzer, Germania, 2021

Leopoli – anche nota come Lemberg, in tedesco – è una delle più grandi città dell’Ucraina e un tempo ospitava una vasta comunità ebraica, che corrispondeca a un terzo della popolazione totale del Paese, finché l’Olocausto non l’ha ridotta a circa un migliaio di superstiti. Sasha Bazar, assistente sociale per una fondazione ebraica, nonché protagonista del documentario, è uno dei pochi che sta ancora lottando affinché la cultura ebraica continui a fare parte della città ed esistano dei luoghi in cui i giovani ebrei possano riunirsi. Per questo, si sta impegnando nel restauro di una delle ultime sinagoghe rimaste in città, la Jacob Glanz. Ma la sua missione non è condivisa dal resto della comunità, soprattutto dalle france più ortodosse, che frequentano l’altra sinagoga del luogo, Tsori Gilod, ristrutturata un paio di anni fa grazie al contributo di un donatore americano: “Per mantenere viva la fede ebraica basta un edificio solo, perché prima di tutto bisogna pensare all’educazione dei bambini,” spiega il rabbino. E allora, viene da chiedersi, come si può tutelare una comunità? Come farla rinascere tra mille discordie? Esiste un modo giusto?

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Ebrei d’Europa, Christoph Weinert, Germania, 2018

Marocco, Tangeri, nota per essere una terra di passaggio, di scambio e di incontro, come quello delle due correnti dell’ebraismo: l’ebraismo sefardita orientale, proveniente dall’Africa del nord, e l’ebraismo europeo o ashkenazita. Passiamo poi in Francia, a Strasburgo, definita la piccola Gerusalemme, dove la comunità ebraica può vivere senza preoccupazioni. La situazione sembra essere lievemente diversa in Germania, dove il peso dell’olocausto grava sulla comunità, che punta non tanto all’integrazione, quanto piuggosto all’emancipazione. La visione più preoccupante e oscura che è quella dell’Ungheria, dove l’antisemitismo è dilagante. In Italia la situazione sembra piuttosto equilibrata a Venezia, dove il ghetto ebraico è ridotto a una sinagoga e qualche ufficio ma la comunità, piccola e ristretta, vive serenamente. 

La Redazione