Voto

8

A meno di un anno dalla vittoria agli Oscar di Una donna fantastica come Miglior film straniero, Sebastián Lelio si cimenta nel suo primo lungometraggio in ingleseDisobedience.

Anche questa volta sceglie una protagonista femminile: la fotografa Ronit (Rachel Weisz), trasferitasi a New York da tempo, torna a Londra per il funerale del padre, il rabbino Rav, e si trova a dover affrontare gli sguardi severi dei membri della comunità ebraica ortodossa in cui è cresciuta e dalla quale era fuggita anni prima. Le inquadrature spente, la claustrofobia degli spazi e i cieli londinesi sempre grigi trasmettono un forte senso di angoscia, strettamente legato alle frasi secche, brevi, fintamente cortesi e dense di disapprovazione che i familiari rivolgono a Ronit.

Il fascino straziante della sceneggiatura, tratta dall’omonimo romanzo di Naomi Alderman, sta nel modo in cui viene raccontata la tenera amicizia tra Ronit, Esti (Rachel McAdams) e Dovid (Alessandro Nivola), nata tanti anni prima eppure ancora forte. È passato molto tempo da quando trascorrevano le loro giornate insieme, ma i tre sono sempre i ragazzi di allora, e si vogliono bene per davvero, nonostante siano cresciuti sotto il peso delle norme soffocanti di un’antichissima comunità patriarcale fondata sull’oppressione, che ha irrimediabilmente segnato i loro percorsi di vita. Il trio di interpreti è azzeccatissimo: il tono della loro relazione si modifica evolvendosi, mostrando tutti i non detti di un’amicizia di una vita, mantenendo una sinergia di fondo la cui profondità emoziona a ogni scambio.

Ma è l’irresistibile attrazione fra Romit e Esti il cuore pulsante della pellicola, un desiderio trattenuto troppo a lungo che implode all’improvviso e si posa su sorrisi appena accennati, sguardi di sfuggita e gesti quasi impercettibili, carico di una passione fortissima che si illumina in mezzo al triste grigiore circostante. Nessuno ride né scherza mai, tranne loro due: finalmente si sono ritrovate e camminano per la strada fianco a fianco, ridendo di ciò che è accaduto alle loro vite nel corso degli anni. Il loro è un amore sincero, fondato su una grande fiducia e sulla consapevolezza che può prendere vita solo di nascosto.

L’espressività delicata e precisa di Rachel McAdams trasmette i moti interiori di Esti e le sofferenze del suo percorso di privazione in quanto donna e moglie “preconfezionata” dalla comunità in cui vive, ora decisa ad affrontare tutte le difficoltà necessarie a riprendere in mano la propria vita e dedicarsi alla riscoperta di sé, del proprio corpo e dei propri desideri. Perché è prima di tutto di libertà che parla (di nuovo) Lelio: una libertà che non è mai facile da raggiungere ma alla quale ognuno di noi ha diritto, senza eccezioni. E non dobbiamo mai aver paura di prendercela.

Clara Sutton

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