1. Bandiere rosse e campanelli d’allarme

Basato sulla vera storia di John Meehan, uomo pluricondannato per truffa e molestie ai danni delle sue partner, Dirty John prende le mosse dalla serie di podcast e articoli del giornalista investigativo del “Los Angeles Times” Christopher Goffard. L’indagine si occupava infatti di scavare nei meccanismi dell’abuso attraverso una relazione malata esemplare, in cui la forza del fatto di cronaca si mescola a un  appassionante tono thriller.

2. “Quando una banca viene rapinata, nessuno incolpa la banca”

La creatura della showrunner Alexandra Cunningham si concentra sulla scrittura dei personaggi e delle loro relazioni, raccontando la rete di rapporti e di meccanismi che rende lo stalking una gabbia da cui è difficile scappare. E non sono tanto le minacce o la violenza, ma la fiducia, l’affetto e il senso di colpa a costituire la vera trappola, soprattutto se sei donna in un mondo dominato da uomini.

3. La relazione perfetta

Il racconto deve la sua efficacia anche ai suoi interpreti, capaci di centrare in pieno la caratterizzazione dei personaggi. Eric Bana dà vita a un villain ricattatorio da manuela, che passa dalle tenerezze alle minacce in un battito di ciglia. Connie Britton non è da meno, e si cala con naturalezza nei panni di un personaggio femminile piuttosto raro nella serialità americana: una donna non più giovane ma orgogliosa della propria luna esperienza, silenziosa eppure determinata a ritagliarsi un angolo di felicità, nonostante tutto quello che le accade attorno.

4. Da una storia vera

La vera sfida della serie è stata quella di trovare un equilibrio tra il racconto di finzione e la sua radice realistica. Per questo la regia ha scelto di affidarsi a uno stile asciutto, a una fotografia dai toni naturalistici e all’uso della steadycam, immergendo direttamente lo spettatore all’interno del racconto. Al contempo la sceneggiatura si è dimostrata notevole nel rendere appassionante il resoconto giudiziario, incastrando tra loro i piani temporali per lasciare che la verità affiori a poco a poco, una puntata dopo l’altra.

5. Lo squalo

Se c’è una cosa che l’epoca d’oro delle serie tv ha reso lampante è quanto sia importante la figura del villain nelle dinamiche del racconto. E “Dirty” John Meehan è l’uomo giusto per questo ruolo: un uomo con un piano lucido e terribile, sempre un passo avanti a chi vorrebbe fermarlo e sempre pronto a trasformare le debolezze altrui nella propria forza. Una figura emblematica che trascina lo spettatore nello stesso baratro della protagonista, irresistibilmente attirato dal suo carisma, nonostante i segnali evidenti segnali che gli intimano di stargli alla larga.

Francesco Cirica