Voto

8

Una donna, ferma in mezzo a un campo dipinto di azzurro, tiene lo sguardo fisso sulla macchina da presa mentre le si avvicina accompagnata da un’assordante colonna sonora metal. Petrunya (Zorica Nusheva) è una donna di 32 anni disoccupata, con una laurea in storia che non le assicura un lavoro e una madre che continua a ricordarle quanto non le piaccia il suo aspetto. Il punto di svolta nella sua vita arriva per caso, durante una tradizionale manifestazione religiosa per celebrare l’epifania: si inserisce in una gara tradizionalmente riservata agli uomini e la vince. Petrunya si ritrova improvvisamente perseguitata dai partecipanti della gara, dal sacerdote della città, dai media e persino dalla polizia, che la trattiene per ore senza averla effettivamente dichiarata in stato d’arresto.

Dio esiste e si chiama Petrunya è un affresco dell’assetto patriarcale che vige in Macedonia, un Paese condannato un Paese condannato a subire l’influenza della religione anche nelle questioni prettamente giuridiche. La costruzione dei personaggi li delinea con le loro sfaccettature, forze ed esitazioni, anche quelli di contorno, come la giornalista (Labina Mitevska), a tratti paladina delle pari opportunità, a tratti uno squalo a caccia dello scoop che le svolti la carriera. Non ci sono eroi idealizzati, neanche Petrunya: è irascibile e disillusa, è una persona che ha bisogno di un motivo per andare avanti e invece di stare ad aspettarlo se lo va a prendere con coraggio; un coraggio che vacilla ma non cede mai.

Clara Sutton