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“Sì, lei è proprio una donna con le palle!”. Quante volte avete sentito pronunciare questa espressione nella vostra vita? Probabilmente tantissime e in ogni tipo di contesto, senza che nessuno ci desse troppo peso. Eppure, in quella singola frase è racchiusa tutta una serie di retaggi sessisti di cui è arrivato il momento di liberarsi. È questo l’obiettivo di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, gli autori di Dicktatorship, che partono proprio da quell’espressione per indagare i residui inconsci e inconsapevoli di un atteggiamento misogino e discriminatorio nei confronti delle donne, che in Italia continua a persistere indisturbato.

Perché, alla fine, il nostro è il Paese dei latin lover, degli “uomini virili”, delle battute sessiste sulla bocca dei politici, della superficialità, dell’additare come esagerato chiunque voglia fermarsi un attimo a riflettere sulla portata simbolica di gesti e parole. Dicktatorship è un itinerario lungo le odierne manifestazioni di questo atteggiamento: raduni per soli uomini “veri”, ideologie integraliste cattoliche, ruoli di genere fermi agli anni ’50, rigidi schemi di genere estetici e comportamentali, educazione familiare e scolastica conservatrice, atteggiamenti reazionari di fronte ai moti di emancipazione femminile.

Tra battute non sempre riuscitissime, l’intervento di esperti sociologi, scienziati, artisti e cineasti, Dicktatorship prova a riflettere a mente lucida sui rapporti di potere tra uomo e donna, ma non sempre arriva davvero al punto e scivola in conclusioni a tratti banali. Eppure, nel 2019 ci sono le condizioni per portare il discorso a un livello superiore, potendo permettersi di dare per scontate certe premesse. A salvare il film è il messaggio finale: ora tocca anche agli uomini prendere coscienza del problema e agire di conseguenza. Le donne lo stanno facendo già da tempo, ma senza una presa di coscienza diffusa a livello capillare, è tutto inutile. La storia non può davvero essere scritta solo da uomini bianchi eterosessuali.

Benedetta Pini