Difficile, dura, fredda, diffidente, schiva, violenta. Questa è la Milano di Marco M. Colombo, penna e voce dei Carver e frontman degli ormai sciolti Motel 20099, Marco M. Colombo descritta in Di ferro e cuoio, suo romanzo d’esordio. Una Milano di periferia di una brutalità urbana, sociale e morale in cui ci si sente sicuri del proprio posto nel mondo, dove non si ha scampo. Perché “se sognare è gratis, la realtà ha sempre un prezzo”.

Il romanzo è pervaso da uno sfacciato cinismo, che non lascia scampo all’immaginazione di un futuro diverso e lontano da quella realtà. Cresciuti all’ombra di mastodontici alveari di cemento armato dai colori più improbabili, i personaggi sono ragazzi degli anni ’90 figli di quella generazione “che forgiò nel ferro e nel cuoio la sua nuova orgogliosa identità”. Un’identità che comporta responsabilità e, soprattutto, tante rinunce. Di quest’identità si fa portavoce la soundtrack del libro firmata da Matteo Cantaluppi, uno dei produttori italiani che più hanno influenzato il pop italiano degli ultimi anni.

Cantaluppi ha alle spalle anche un album da musicista con Baffo Banfi. FrontEra, disco strumentale electro-ambient, aveva già mostrato le forti influenze techno berlinesi e la singolare capacità di mescolare la musica atmosferica da film e l’immaginario “lunare” del produttore, il quale riesce a rimanere attuale e moderno nonostante i riferimenti passati. Caratteristiche che riesce a mantenere anche in questa nuova uscita: skyline di cemento, freddi e duri, si definiscono nella mente dell’ascoltatore, delineando perfettamente i contorni di quell’immaginario descritto da Colombo nel romanzo. Una realtà ostile prende il sopravvento mentre l’udito è invaso da synth psichedelici e alienanti completati da batterie elettriche che, potenti e spiazzanti come le parole dell’autore, sconvolgono e privano di ogni possibile speranza. Il risultato dei due è una narrazione pregnante di significato, vera e coinvolgente che rende perfettamente la cornice di una provincia soffocante e senza scampo.

Quello che vivono quei “piccoli romantici teppistelli di periferia” è una realtà tanto vicina quanto, troppo spesso, dimenticata. Realtà che Cantaluppi riesce a imprimere a fuoco nella mente degli ascoltatori e dei lettori, ormai abitanti incatenati alla routine desolata di un hinterland abbandonato a se stesso e ad un ordine naturale e disilluso delle cose.

Giulia Tonci Russo