Voto

7

I fan dei Deftones saranno ormai abituati ai loro frequenti cambi di direzione: mai un album uguale all’altro, schizzando dal nu metal a un sempre più radicato post-metal sperimentale che sembra definire in maniera ottimale la nuova linea evolutiva della bandChi ha apprezzato la sterzata post-rock del 2012, ben confezionata dal capolavoro Koi No Yokan, di certo non rimarrà deluso dalle chitarre graffianti e avvolgenti di Gore, che più che mai segna una totale rottura con la violenza degli esordi (Adrenaline, Around the Fur).

Il concept si apre con l’ormai conosciuto singolo Prayers/Triangles, che parte aggressivo per poi abbandonarsi a note più sognanti e malinconiche perfettamente sostenute da un abile Abe Cunningham alla batteria e accompagnate dalla voce (tutt’altro che banale) di Chino Moreno. Seguono Acid Hologram e Doomed User in cui, finalmente, i Deftones gettano la maschera e tessono sottofondi rudi e aggressivi dal retrogusto old school e grunge. Lo stesso accade in Geometric Headdress, che merita una citazione per la straordinaria maestria con cui Moreno riesce a rendere sublime una traccia di per sé semplice, se non addirittura banale.

Solo con Hearts/Wires inizia a districarsi la matassa di quesiti intorno al titolo: un brano melodico e onirico, dal sottofondo atmosferico e dal retrogusto elettronico che sembra confermare le voci secondo cui Gore altro non sia che un omaggio a Martin Lee Gore (Depeche Mode).

Leggermente sottotono si rivelano invece le tracce centrali del concept Pittura Infamante, Xenon e (L)MIRL: sebbene il quintetto dia un’ottima prova delle proprie capacità tecniche, i brani scorrono via senza colpire particolarmente l’ascoltatoreIn rapida ripresa, però, i Deftones ci regalano una title-track esplosiva e carica di energia che ancora una volta esalta a livello esponenziale l’ugola del frontmanDegne di nota sono anche Phantom Bride e Rubicon, la prima per la straordinaria partecipazione di Jerry Cantrell (Alice in Chains) e la seconda per le linee vocali, senza dubbio tra le più belle dell’intero album.

Gore è un album notevolissimo, testimone di un radicato avvicinamento della band alla corrente musicale post-rock inaugurata da Koi No Yokan. Unico neo rimangono le tre tracce centrali, che vengono comunque dignitosamente recuperate dal trittico conclusivo. In un alternarsi di violenza e atmosfera, velocità e lentezza, heavy metal ed elettronica, che non sia anche questo calo di tono una scelta stilistica?

Giulia Tagliabue