Il 2020 sembra un anno maledetto, e tra pandemia, crisi climatica e razzismo endemico – volendo riassumere -, risulta sempre più difficile trovare un lato positivo. Tuttavia, proprio durante il lockdown sono nati progetti artistici e culturali che altrimenti non avrebbero mai visto la luce, incentivati dal contesto surreale, dalle riflessioni che ne sono derivate e dall’improvvisa disponibilità di ore e ore di tempo libero. Tra pagine Instagram a tema covid, sperimentazioni in realtà aumentata, clubbing virtuale e soluzioni alternative per fare a casa ciò che abbiamo sempre svolto all’esterno, c’è stato anche l’arrivo del canale YouTube di David Lynch.

Con un insolito e per nulla scientifico bollettino meteorologico, Lynch ha inaugurato lo scorso 11 maggio 2020 il David Lynch Theater, dove posta di tutto oltre allo sconclusionato bollettino giornaliero: news, commenti sull’attualità, video racconti, i suoi progetti in corso, contenuti introvabili online – come il suo cortometraggio Fire (Pozar) (2015) e le puntate della miniserie Rabbits (2002) che compariva anche in Inland Empire. Ma non è la prima volta che il regista statunitense si da alla sperimentazione con i mezzi audiovisivi; basti pensare ai suoi primi cortometraggi, molto vicini alle sue opere pittoriche e scultoree, o alla serie Twin Peaks, che se oggi ci sembra scontata e forse datata ha rivoluzionato profondamente la serialità televisiva.

Lynch si è più volte espresso in difesa del valore del grande schermo, affermando in un’ormai famosissima clip che “It’s such a sadness that you think you’ve seen a film on your fucking telephone. Get real”. Ma non ha neanche mai rifiutato categoricamente l’utilizzo di altri formati, come si legge in un’intervista rilasciata al The Independent: “Television is way more interesting that cinema now. It seems like the art-house has gone to cable”. Non si tratta, dunque, di un’avversione assoluta al piccolo schermo, televisivo o del computer, quanto piuttosto di mantenere una coerenza tra modalità produttiva e di fruizione: se un film è pensato e creato per l’esperienza della sala cinematografica deve essere fruito in quel contesto; allo stesso modo per i contenuti realizzati appositamente per altri device.

Una riflessione sta particolarmente a cuore a Lynch: non servono grandi mezzi per realizzare prodotti originali, autoriali e d’impatto, tanto meno è necessario divulgarli attraverso – e di conseguenza pensarli per – il grande schermo. Ma che cosa rende un prodotto autoriale? Basta la firma di un autore che si è già affermato attraverso il cinema tradizionale a rendere autoriali dei video della durata di qualche minuto e fruibili anche da uno smartphone? Nel caso specifico di Lynch, la risposta risiede nel suo stesso vissuto artistico: la sua produzione non si è mai limitata a un unico medium o formato, anzi, la sua poetica è caratterizzata proprio da una sperimentazione a 360°, tanto che l’apertura di un canale YouTube risulta il prosieguo più naturale del suo percorso.

L’autorialità del canala YouTube di Lynch emerge dal modo in cui i contenuti stessi sono strutturati e comunicati. Una semplice inquadratura, sempre uguale a se stessa, con la stessa angolazione, con lo stesso sfondo, indossando gli stessi abiti e sempre dalla stessa postazione, apportando delle piccole variazioni giornaliere ma senza mostrare mai nulla al di fuori di questo spazio. In questo modo i bollettini meteorologici, fin dalla loro forma ed estetica, hanno saputo rappresentare la condizione del lockdown: l’isolamento, la claustrofobia, l’alienazione e quel senso di ripetitività senza fine che caratterizzava la vita durante quarantena.

Non solo. Ha saputo anche portare all’interno di questo spazio uno dei problemi che nelle ultime settimane ha stravolto l’America e il mondo intero. Nel bollettino meteorologico del 3 giugno Lynch dà spazio – o meglio, tempo – alla questione Black Lives Matter, inserendo alle sue spalle un cartellone che recita: “Black Lives Matter, Peace, Justice, No fear”. Dopo il consueto bollettino metereologico, Lynch si alza dalla sedie e lascia che sia il cartellone a prendersi tutto il tempo e lo spazio, uno spazio per la prima volta diverso dal solito: il messaggio arriva, forte e chiaro.

Con questo canale YouTube Lynch ha interrotto il suo recente silenzio e la sua lunga pausa dalla produzione cinematografica, invitandoci a riflettere su come il cinema stia cambiando e stia trovando il proprio spazio all’interno dell’audiovisivo e della multimedialità. Per questo è fondamentale ricontestualizzarlo nella contemporaneità e continuare la ricerca e la sperimentazione di nuove forme e linguaggi adatte ai tempi che cambiano sia di vitale importanza per il cinema stesso.

Così come l’autorialità non muore quando incontra il piccolo schermo, allo stesso modo il grande schermo non muore se la fruizione si pratica da casa. Profetizzare la morte del grande schermo è ormai inutile tanto quanto condannare la visione privata online e domestica: si tratta di una modalità di fruizione che esiste e che offre delle potenzialità da sfruttare, in favore di nuove soluzioni artistiche, estetiche ed etiche. E il David Lynch Theater ne è la dimostrazione.

Chiara Ghidelli