Voto

7

I giovani Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard-Holm fanno parlare di sé a Venezia73 con David Lynch: The Art Life, un progetto documentario che intende scavare a fondo nel passato artistico e privato del regista per svelare i meccanismi che lo hanno reso uno dei più controversi miti del mondo contemporaneo.

Tra l’incoraggiamento della madre e lo scetticismo del padre, i tre registi documentano il percorso che conduce il giovane Lynch dal cuore montuoso degli Stati Uniti – cresce tra Montana, Idaho e Virginia – agli esordi nel mondo del cinema, appena un passo prima della consacrazione mondiale: un viaggio che non sarebbe mai stato possibile se non fosse stato divorante e tirannico in lui, fin dal principio, lo spirito dell’arte. Ed è proprio la scoperta dell’arte attraverso la pittura che trasforma l’adolescente scapestrato David in un lavoratore disciplinato e devoto.

Una sorprendente carrellata di immagini, schizzi e dipinti, come un irruente flusso di coscienza, attestano nella pittura la vera sorgente delle inquietudini, le distorsioni e i disturbi così tipici dell’immaginario lynchiano. È la pittura il vero mezzo espressivo al centro del suo processo creativo: il cinema giunge solo più tardi e ne è diretta conseguenza quando, studente all’Accademia di Belle Arti della Pennsylvania, scopre di poter conferire suono e movimento alle sue opere. Nasce così Six Men Getting Sick (1967), il primo dei suoi esperimenti in 16 mm, che si configura come un’esplosione di rosso fuoco accompagnata dal suono ossessivo di una sirena. Seguono The Alphabet (1968) – in cui impiega le grida registrate della figlia Jennifer – e The Grandmother (1970), principio di un impianto più narrativo. A questo punto la strada per Los Angeles è spianata, e il successo di Eraserhead (1971-1977) è alle porte.

Prima di essere regista, dunque, David Lynch è artista, crede nel potere dell’arte e sostiene che solo attraverso la sua guida sia possibile raggiungere uno stato assoluto di felicità, di comunione tra ciò che si è e ciò che si è destinati a essere. È questo il testamento ideale che il regista decide di lasciare alla figlia Lula, la piccolissima bambina ripresa mentre si aggira per lo studio del padre, ed è questa la vera essenza di The Art Life.

Giorgia Maestri