Voto

6.5

Ciò che stupisce sentendo per la prima volta Lighthouse è la totale mancanza di batteria e percussioni: se da un lato questa scelta dona un’atmosfera onirica alla produzione, dall’altro lascia un po’ spaesato l’ascoltatore. Inoltre, diventa assai difficile confrontare Lighthouse con Croz, che nel 2014 aveva sancito la “nuova vita” di questa pietra miliare del folk.

Se questo nuovo album nasce con la vocazione di ritornare al folk più “puro” di If I Could Only Remember My Name, album dell’esordio da solista di Crosby nel lontano 1971, l’intento non è stato rispettato: le atmosfere scarne, nelle quali emergono qua e là solo gli incisivi fraseggi di chitarra (The Us Below, Drive Out to the Desert, Somebody Other Than You), rendono la nuova produzione eccessivamente grezza, con il risultato di appiattire l’intera tracklist. Al termine dei nove brani, infatti, non ne rimane impresso nemmeno uno, nonostante qualcuno risulti apprezzabile sia dal punto di vista melodico che lirico: Things We Do For Love, primo singolo e brano d’apertura, risulta fresco e magnetico, così come The City, con quelle stesse atmosfere che fecero di Croz un disco riuscitissimo e che di Lighthouse, invece, evidenziano solo i punti deboli.

Gaia Ponzoni

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