Voto

7

Dopo otto anni dal loro disco di debutto, i Darkside, a.k.a Nicolás Jaar e Dave Harrington, tornano con Spiral, un album che frantuma le classiche classificazioni di genere e trascende gli stili che contraddistinguono i due musicisti nei loro progetti solisti. Il tono dell’album riflette la stranezza della sua copertina: una sfera di cristallo riempita d’acqua che ingloba il bosco circostante, quasi fosse una lente attraverso la quale leggere il mondo. C’è una qualità ossessionante nella produzione, influenzata dall’inquietante sussurro di Jaar e dalle voci corali che decorano molte delle tracce. Come in tutto il lavoro di Jaar, le sonorità richiamano allo stesso tempo uno stile barocco e psichedelico e, coniugate alla chitarra art-rock di Harrington, creano un’atmosfera sospesa, inquietante ed evocativa di un universo filmico che, tuttavia, manca a tratti di un’estetica unificante.

L’apripista Narrow Road, tra cori e percussioni permeanti, setta il tono del progetto. Una chitarra acuta che ricorda le sonorità sperimentali di Steve Vai taglia il paesaggio sonoro e trova la sua pace in accordo con una linea di synth circondata da abbellimenti sostenuti, staccati e vaghi. The Limit dimostra l’innegabile maestria del duo per il groove e la dance mentre la cupa Lawmaker si distacca dal resto delle tracce e aggiunge un tono politico e sociale, condannando la cieca sottomissione delle masse a falsi idoli e ciarlatani. Fondendo le loro affinità per il beat-driven rock e l’ambient avant-garde, con Spiral i Darkside presentano la loro passione per il virtuosismo e l’arte della sperimentazione, dimostrando la loro innegabile abilità nella manipolazione di un suono che flirta con l’elettronica e il goth-rock.

Giulia Tonci Russo