Voto

7

Come se non si fosse accorto che là fuori è il 2017, Dan Auerbach sforna un nuovo lavoro in studio che risulta sorprendentemente anacronistico. La passione del cantante di Akron, Ohio per il blues vecchio stile e il sound genuino del roots-rock è ormai arcinota a chiunque abbia mai ascoltato un album del suo duo con Patrick Carney, The Black Keys: la capacità di Auerbach di muoversi in un ambito già così masticato dalla maggior parte degli ascoltatori è il talento che differenzia fortemente la carriera solista del cantante dalle altre esperienze indie-rock contemporanee.

A otto anni dal record d’esordio, Keep It Hid, Dan dimostra di non aver perso nemmeno una briciola del groove d’altri tempi che lo anima: Waiting On a Song è un album completo, dal sapore vintage e dal sound lo-fi audace, nel quale l’artista lascia trasparire il gusto garage della sua chitarra tra le linee di basso avvolgenti, che a tratti sembrano suonate da bassisti afro dell’r&b anni Settanta. I ritornelli sono semplici e ripetitivi, con un beat che ricorda, nelle note del brano eponimo in apertura, gli inni di John Fogerty e dei Creedence Clearwater Revival, ma anche le storie cantate da Dylan in Never In My Wildest Dreams, passando anche per il più classico dei soli blues-rock che chiude Stand By My Girl.

Le ottime impressioni che aveva lasciato intuire il singolo King of a One Horse Town circa un mese fa non sono state tradite. Dan Auerbach si conferma uno dei più genuini artisti blues-rock contemporanei con l’ennesimo lavoro degno di nota e la solita chitarra, che non smette di trasportare i fan nell’atmosfera dei tempi andati.

Riccardo Colombo